Parole del Sud – Febbraio

In questi ultimi anni, l’America Latina ha richiamato l’attenzione dei “maratonisti” del capitale grazie al suo ragionevole equilibrio macroeconomico, ai buoni tassi di crescita economica e al relativo miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone del subcontinente.

In questo scenario si distingue il Brasile, gigante del Sud che compete, con peso e capacità effettive, per assumere un ruolo economico e geopolitico sempre più rilevante. E anche in ambito sportivo, i riflettori sono puntati su ciò che promette di brillare come l’organizzazione della “maggiore” e “migliore” Coppa mondiale di calcio (2014) e delle “migliori” Olimpiadi della storia (2016).

Ma non tutto ciò che luccica è oro e non tutto brilla nella terra della “ragazza di Ipanema”.

Lontano dai riflettori, governo e media insistono a nascondere la faccia meno presentabile del successo verde-giallo: la disuguaglianza sociale, che pur ridotta, occupa ancora un luogo di rilievo nelle classifiche mondiali; l’insicurezza che preoccupa e toglie il sonno a milioni di brasiliani: nel 2010, sono stati registrati 49.932 omicidi.

Anche se nell’immaginario di chi guarda dal di fuori – e di non pochi anche dal di dentro – la violenza nel Brasile sembri identificarsi  con le “favelas” di Rio e con le periferie di S. Paolo, negli ultimi anni le morti per omicidio sono calate nelle grandi città e la violenza tende a diffondersi tra le città medie e piccole, all’interno del paese.

Regioni una volta relativamente pacifiche, oggi hanno alcune delle città più violente. Così, nel Nord-Este, si incontrano quasi metà delle duecento città più violente del Brasile. Vicino a Piquià, la città de Marabù, al sud del Parà, polo dell’esplorazione mineraria, si è posizionata, negli ultimi anni, ai vertici della violenza a livello nazionale.

E il quadro ha un lato ancora più oscuro: questo tipo di violenze continua a coinvolger i settori più vulnerabili della popolazione, principalmente i giovani tra i 15 e 24 anni. È un’epidemia che tende ad aggravarsi con l’aumento del consumo di droga in questo segmento della popolazione. In altri ambiti della società brasiliana, la faccia meno visibile della violenza si rivela nelle continue violazioni ai diritti della popolazione carceraria, degli indigeni e degli afrodiscendenti. E tracce di questa violenza si nascondono nelle scuole e nelle abitazioni.

Nonostante la politica della sicurezza pubblica, che in Brasile è prevalentemente repressiva o focalizzata su azioni di maggior impatto mediatico, è pure giusto riconoscere che, negli ultimi anni, sta aumentando l’attuazione di programmi volti a prevenire la violenza e alla trasformazione pacifica dei conflitti: a partire dalle mura domestiche. Numerose associazioni della società civile (organizzazioni non governative, associazioni di difensori dei diritti, realtà scolastiche e chiese) si dedicano a diffondere la cultura della pace promovendo corsi, seminari e workshop che danno la priorità, alla comunicazione nonviolenta, al potenziamento delle capacità per la mediazione dei conflitti e alla mistica – ispirata ai principi di impegno di nonviolenza attiva.

I giovani si mostrano particolarmente sensibili e aperti all’apprendimento e alla costruzione della pace. «Mi auguro che, prima di fare qualsiasi cosa, pensino … prima di fare! Perché qui il quartiere è molto violento. Ho un amico che è morto recentemente a causa della violenza. Voglio che questo cambi», puntualizza Jessica Nery, che sta partecipando nel progetto Giovani agenti di Pace, in Fortaleza, nello stato di Cearà.

La stessa magistratura brasiliana riconosce la utilità della mediazione dei conflitti: un modo per sollevare il saturo sistema processuale, oltre che per promuovere meccanismi alternativi di giustizia e di risocializzazione degli autori di reati.

Così, poco a poco, a partire dal basso e dagli estremi, la società brasiliana sta cominciando a lucidare, in forma lenta ma piena di speranza, il lato oscuro della medaglia che sogna di guadagnare, da tanto tempo, nella lotta per una cittadinanza effettiva e per la pace con giustizia.

Così facendo, sempre più giovani brasiliani potranno cantare, con orgoglio motivato: “ terra dourada, entre outras mil só tu és Brasil, ò pátria amada… pátria amada gentil”