I colori di Eva – Ottobre
Elisa Kidané

Da un gruppo di laici, appassionati del messaggio di liberazione del vangelo, lo sprone ad esser Chiesa capace di cogliere le sfide di oggi, rimanendo pellegrina sulle strade dell’umanità. A dir la verità questo ottobre sembra un po’ superaffollato di eventi: l’anniversario dei 50 anni del concilio Vaticano II con tutte le iniziative annesse e connesse, la celebrazione del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, l’inizio dell’anno della Fede, la giornata mondiale della missione. Davvero non si sa su quale argomento soffermarsi. Se poi socchiudiamo la finestra sullo scenario mondiale, si viene sommersi dalle mille e una problematiche incandescenti. A volte si ha l’impressione di venir seppelliti dagli eventi. La tentazione di correre dietro alle tragedie, di soffermarsi su delitti, ingiustizie, soprusi è lì sulla punta delle dita. E non è così semplice fare una cernita o almeno cercare un filo conduttore che aiuti a leggere l’oggi ecclesiale, sociale o politico.

Dipanando l’intricata matassa, tiro le fila di un’esperienza vissuta quest’estate e che molto probabilmente racchiude e ci riporta a tematiche che si riallacciano ai temi di questo mese. Fede, evangelizzazione, chiesa, testimonianza di vita, impegno. Sono tutti argomenti che sono stati oggetto di riflessione, discussione di un gruppo di laici e laiche appassionati del messaggio di liberazione di Cristo. Il gruppo è composto di uomini e donne che cercano di vivere il loro credo dentro la società. Non sono un movimento, ma tentano di mantenere in movimento la chiesa nella quale vivono.

Da anni dedicano una settimana l’anno allo stare insieme, per pregare, discutere, ragionare su come essere parte viva della comunità ecclesiale. Tema di riflessione del 2012: l’ottava chiesa. No, non preoccupatevi, non è la denominazione di una nuova setta, bensì l’anelito di questo gruppo, e sono certa di molti altri, di sognare una chiesa dal volto più umile, più coerente, più… Ho avuto la grazia di partecipare a questo incontro. Mi ha colpito il coraggio di questi laici di mettersi in discussione, di voler camminare in maniera responsabile dentro la chiesa, il desiderio che questa assuma ogni giorno di più il volto sognato da Dio. Una chiesa capace di cogliere le sfide del momento presente, mantenendosi pellegrina sulle strade dell’umanità.

Sono perplessi per le lentezze, e a volte le miopie della gerarchia, ma sanno che è partendo dal proprio personale impegno che la chiesa, popolo di Dio, può camminare verso la costruzione del Regno qui e ora. Laici e laiche che chiedono di essere considerati adulti e come tali accedere alla pienezza della ministerialità che viene dall’unico battesimo. L’esperienza vissuta con loro mi ha dato ali nuove. Mi ha fatto intravvedere come la Buona notizia viaggia silenziosa nel cuore della gente, basta aver occhi nuovi per scorgerne i loro passi, i loro sogni, le loro speranze.

Marisa a nome del gruppo ha sintetizzato così questa esperienza:«Insieme abbiamo analizzato le sette lettere dal libro dell’Apocalisse che Giovanni indirizza alle sette chiese dell’Asia Minore agli albori del cristianesimo. Sette piccole comunità immerse in contesti difficili, di cui si evidenziano pregi e limiti, tradimenti o perseveranza fino al martirio. Non era difficile riconoscersi in alcune delle situazioni e dei comportamenti; alcune parole sembravano scritte per l’oggi della nostra chiesa. Allora abbiamo provato a scrivere una lettera “All’ottava chiesa”, cioè a noi comunità cristiana di oggi, per diventare più consapevoli sia del positivo che del negativo (evitando il facile j’accuse) e per chiedere allo Spirito la forza del cambiamento necessario, anche con piccoli passi. La storia è gravida di futuro e magari anche noi possiamo contribuire a far nascere il nuovo».

Dopo questa boccata d’ossigeno ho riletto con altri occhi il messaggio del Papa per la giornata missionaria mondiale, una lettera che ci invita a far “risplendere la Parola di verità” attraverso la testimonianza di vita. Confesso però che mi ha lasciata perplessa l’affermazione che ci ricorda come «la cura di annunziare il Vangelo in ogni parte della terra spetta primariamente ai vescovi, diretti responsabili dell’evangelizzazione nel mondo».

Per carità, nulla da biasimare sull’impegno che ogni Pastore deve mettere per garantire questa missione, ma che sia loro prerogativa mi sembra un tantino esagerato. Anche perché mi viene in mente quel mattino di Pasqua, i predecessori dei nostri pastori erano chiusi in una stanza, e il Cristo si è rivolta a lei, Maddalena: “Va’ e annuncia”. In quel “lei” ci siamo noi tutti, senza distinzione: laici, religiosi, pastori, uomini e donne, di ogni nazione e cultura. Donne e uomini chiamati a diventare protagonisti responsabili dell’avvento del regno. Il concilio Vaticano II se ne era accorto. E 50 anni sono davvero pochi per rallentare il passo.