Nordafrica / Terrorismo islamico
Il leader jihadista Mokhtar Belmokhtar, tra i più noti terroristi del Nordafrica, potrebbe essere stato ucciso in un raid aereo statunitense due giorni fa in Libia. Una figura importante del terrorismo islamico, ma sul terreno la sua morte potrà davvero avere un impatto concreto?

Nella notte tra il 13 e 14 giugno gli Usa hanno condotto un raid aereo sulla località libica di Ajbabiya, nella regione orientale del paese, a 160 km da Bengasi. Il Pentagono ha confermato che l’attacco aveva come obiettivo Mokhtar Belmokhtar, una delle personalità del terrorismo islamico più in vista nell’area sahelo-sahariana. Le stesse fonti non hanno ancora comprovato la sua uccisione, annunciata invece dal governo libico sostenuto dalla comunità internazionale.

Si conferma così la strategia americana di colpire i capi del terrorismo fondamentalista sui diversi scacchieri dove è presente; proprio oggi Al-Qaida nello Yemen ha ufficialmente riconosciuto l’uccisione del suo leader Nasser Al-Wahishi, a seguito di una raid americano.

Per Mokhtar Belmokhtar, in attesa della conferma definitiva della sua eliminazione, si apre uno scenario già conosciuto. Il terrorista era stato dato per morto già alcune volte, in particolare nell’aprile 2013 in Ciad, per poi apparire in modo eclatante come il regista di un attacco suicida in Niger. Il gruppo terroristico libico Ansar Asharia ha confermato l’attacco Usa che avrebbe fatto sette morti, tra questi non c’è Mokhtar Belmokhtar.

Lo stesso Mokhtar Belmokhtar rappresenta una figura emblematica del terrorismo nel Nordafrica e nella regione sahelo-sahariana; e il suo percorso personale risulta utile per valutare l’attuale strategia americana.

Di origine algerina, Belmokhtar segue la via di tanti fondamentalisti che porteranno negli anni ’90 del secolo scorso a fare dell’Algeria l’epicentro del terrorismo fondamentalista islamico nel nord dell’Africa. Belmokhtar fa parte infatti della generazione degli “afghani” algerini, coloro che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 si sono uniti alla guerriglia afghana prima contro i sovietici poi contro gli americani. Tornato in Algeria nel 1993 è tra gli animatori del Gruppo Islamico Armato (Gia) e successivamente del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc), che conducono la lotta terrorista prevalentemente contro la popolazione civile del paese, alienandosi iniziali simpatie e sostegno. I principali gruppi, molto autonomi tra loro, arroccati in Kabilia, nella zona nord-orientale del paese, sono sempre più in difficoltà a seguito dell’offensiva dell’esercito algerino.

È proprio Mokhtar Belmokhtar a porsi alla testa del ripiegamento strategico verso la zona sahelo-sahraiana, dove stringe un’alleanza funzionale con le reti del contrabbando, in particolare di droga e di armi, che consentono ai terroristi di avere basi locali e procurarsi le armi, pagate con i riscatti dei numerosi ostaggi internazionali catturati nel corso di azioni spettacolari. All’inizio del 2007 è tra i fondatori di Al-Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi), erede del Gspc, e a capo di una delle unità più attive e cruente, prima di fondare una propria organizzazione Al-Murabitun. Nel maggio di quest’anno l’organizzazione aveva annunciato la sua adesione allo Stato Islamico, ma subito dopo proprio Belmokhtar aveva smentito la notizia.

Le geografia dei gruppi terroristici che operano nella regione sahelo-sahariana si è dimostrata assai variabile nell’ultimo decennio, in funzione degli avvenimenti locali – si pensi alla Libia post-Gheddafi e alla guerra in Mali, e del gioco delle alleanze tra i gruppi stessi. Dal “brand” Al-Qaida a quello del cosiddetto Stato islamico, il terrorismo che opera nella regione si è dimostrato più sensibile a questi eventi che non l’eliminazione dei suoi singoli capi. Se confermata, l’eliminazione di Mokhtar Belmokhtar rappresenta un elemento simbolico rilevante, ma sul terreno non è scontato che possa avere un impatto decisivo immediato.

Nella foto in alto il terrorista e fondamentalista islamico, Mokhtar Belmokhtar ,