Ue / Armi

Il 13 settembre scorso, diverse associazioni, campagne e attivisti per la pace, riuniti nella rete Enaat (European network against arms trade), hanno rivolto un appello al Parlamento europeo e ai rappresentanti parlamentari degli Stati membri dell’Ue, per chiedere «di rigettare l’Azione Preparatoria (PA – Preparatory action on defence research) che la Commissione europea intende includere nelle linee di finanziamento in discussione dalla prossima settimana».

Nel comunicato diffuso dalla Rete italiana per il disarmo, si legge che tale Azione preparatoria è già stata accettata dalla Commissione europea e inclusa nella bozza del budget dell’Ue per il 2017. Ciò è stato reso possibile grazie all’iniziativa di gruppi legati all’industria militare, alcuni membri dei quali fanno parte del comitato che ha redatto il documento, e grazie al supporto di alcuni Stati membri e parlamentari europei, allo scopo «di ottenere un Programma completamente strutturato sul Programma di ricerca per la difesa (European defence research programme) per un importo complessivo di oltre 3,5 miliardi di euro nel periodo 2021-2027».

Nel comunicato si spiega, inoltre, che tali fondi saranno ricavati tagliando la spesa destinata ad uso civile e che le risorse ottenute saranno utilizzate per sostenere le esportazioni dell’industria militare, quindi vendendo armi a paesi extraeuropei, un business che contribuisce ad aumentare l’instabilità internazionale e a fomentare conflitti sanguinosi, come già avvenuto in Arabia. La rete Enaat auspica, quindi, che la proposta di finanziamento venga respinta e che i fondi ricavati vengano destinati «a progetti che sviluppino forme nonviolente di prevenzione e risoluzione dei conflitti e ad azioni che siano in grado di affrontare le cause alla base dell’instabilità internazionale, come ad esempio il cambiamento climatico». (Rete Disarmo)

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