Burundi / Politica
Il presidente burundese trama per il terzo mandato in vista delle elezioni. Ma Bruxelles considera questa candidatura un fattore di rischio per il paese ritenuto ancora “fragile". Lo stesso partito al potere sta sperimentando divisioni. E ora si aggiunge la grana dell'evasione dal carcere dell'ex leader Radjabu.

Il presidente burundese Pierre Nkurunziza non nasconde la sua ambizione di ripresentarsi per un terzo mandato alla testa del Burundi. Le elezioni sono previste tra 4 mesi. Ma la comunità internazionale fa appello al governo affinché si rispetti la Costituzione che lo vieta: nessun capo di stato, infatti, dovrebbe oltrepassare i 10 anni al potere. Ieri l’ambasciatore europeo in Burundi, Patrick Spirlet, lo ha ricordato all’esecutivo in occasione del dialogo politico mensile tra le due parti.

È sull’eventuale terza candidatura di Nkurunziza che si cristallizzano le tensioni del piccolo stato della regione dei Grandi Laghi. Opposizione e società civile sono decise a fare fronte comune per impedirlo. L’Unione Europea, primo donatore del Burundi, considera questa candidatura come un fattore di rischio per il paese ritenuto ancora “fragile”. E invita il governo ad ascoltare le voci discordanti: «Pensiamo che queste divisioni nel momento in cui il paese ha bisogno di tutta la calma necessaria per andare alle elezioni in maniera tranquilla vadano tenute presenti», ha spiegato l’ambasciatore Ue, Spirlet che ha continuato dicendo: «Nella nostra analisi della situazione, è certo che la presentazione per un terzo mandato dell’attuale presidente può creare tensioni e presenta un serio rischio per la democrazia. Ecco la ragione del nostro appello al governo perché affronti la questione con molta prudenza cercando di favorire una posizione consensuale, o comunque serena, tra i tanti punti di vista divergenti, per evitare che la questione deteriori il clima politico».

La reazione di Bujumbura non si è fatta attendere, ed è arrivata dalla voce del ministro degli esteri, Laurent Kavakure, che dirigeva la delegazione burundese. Per lui, l’accordo di Arusha tra governo e opposizione, che metteva fine ad anni di conflitto e che prevede l’alternanza politica, «è sì un accordo storico, ma non va considerato una…Bibbia».

Il presidente Nkurunziza sta comunque incontrando grosse difficoltà sulla via della sua terza presidenza. I suoi “insuccessi” si stanno accumulando. Se non nasconde affatto la sua intenzione di ripresentarsi candidato alle presidenziali per la terza volta, l’opposizione e la società civile non sono meno decise ad impedirlo. Anche il partito del presidente sta sperimentando divisioni, dopo la destituzione di diversi generali dei servizi segreti e una manifestazione imponente contro Nkurunziza a Bujumbura.

Hussein Radjabu, ex presidente del partito al potere, il Cndd-Fdd, è fuggito con tre dei suoi compagni nella notte tra l’1 e il 2 marzo dalla prigione di Bujumbura, la capitale. Nkurunziza ha paura di Radjabu che è un grande stratega carismatico ed è rimasto molto popolare tra i militanti del partito presidenziale che aveva diretto con mano forte dopo l’elezione di Nkurunziza (nel 2005). Per questo lo rimosse dall’incarico due anni dopo.

La rottura tra il capo di stato e il suo ex sostenitore, infatti, si è consumata quando Radjabu era stato condannato nel 2008 a 13 anni di prigione per complotto contro la sicurezza dello stato.

Da allora però il potere ha visto la mano di Radjabu dietro i tanti attacchi attribuiti a nuove ribellioni in Burundi. Non a caso due mesi fa il ministro della giustizia aveva rifiutato la sua liberazione anticipata col pretesto che ciò avrebbe rischiato di destabilizzare il paese. Peccato che abbia trovato il modo di liberarsi da solo e contesto burundese è più incerto che mai. 

Nella foto in alto il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza.