Uganda

Il governo ugandese ha imposto una tassa sui social media considerata dalle organizzazioni che tutelano i diritti umani come una repressione della libertà di espressione.

I cittadini dovranno pagare 200 scellini ugandesi (circa 0,04 euro) al giorno per utilizzare piattaforme popolari come Twitter, Facebook e WhatsApp. Il sottosegretario alle Finanze ha riferito che la tassa verrebbe applicata ogni giorno dagli operatori di telefonia mobile su ciascuna carta SIM utilizzata per accedere a qualsiasi piattaforma social. Secondo cifre ufficiali, sono più di due milioni gli ugandesi attivi su Facebook.

Il Centro per la collaborazione sulla politica internazionale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’Africa orientale e meridionale (CIPESA) ha pubblicato, nel 2016, un rapporto secondo il quale il governo ugandese sta soffocando i diritti digitali.

“Questo è un nuovo strumento per soffocare la libertà di espressione dei cittadini che esula le competenze dello stato”, ha detto Nicholas Opiyo, un avvocato di Kampala che dirige un’organizzazione locali per i diritti umani, “ed ha lo scopo di ridurre il ruolo sempre più centrale dei social media nell’organizzazione politica”.

Il presidente Museveni, che governa il paese dal 1986, ha giustificato il provvedimento sostenendo che i social media incoraggiano i pettegolezzi. La legge, che entrerà in vigore dal 1° luglio, è stata difesa anche dal portavoce del parlamento, Chris Obore, il quale ha affermato che la tassazione sull’utilizzo dei social media rappresenta un’importante entrata fiscale per il paese.

Questa nuova imposta è in linea con la politica adottata anche dalla Tanzania che ha recentemente introdotto una tassa controversa di 930 dollari sull’attività dei blogger e degli editori online, una decisione fortemente contestata dagli attivisti locali.

Anche in Kenya, il presidente Uhuru Kenyatta ha firmato un disegno di legge sui reati informatici – nonostante la pressione per fermare il provvedimento da parte del gruppo internazionale per i diritti dei media – che criminalizza la pubblicazione di notizie false e impone pesanti sanzioni, oltre ad una pena detentiva di due anni, per coloro che sono ritenuti colpevoli. (Reuters / CNN)