Lumumba. Eroe africano è un libro che non ti aspetti. Un romanzo a fumetti che racconta la storia di un padre dell’indipendenza africana non è usuale, eppure è immediatamente comprensibile.
La graphic novel è un mezzo di comunicazione usufruibile da un pubblico trasversale, che può essere proposto a gruppi di lettori molto diversi fra loro. È un modo per conoscere e approfondire storie e temi anche complessi velocemente, approfittando del doppio canale della scrittura e del disegno. Uno strumento particolarmente gradito ai giovani che possono essere così avvicinati anche a temi lontani dai loro normali interessi.
«Un’insegnante di scuola media mi ha detto di averlo adottato per le sue classi di adolescenti, per presentare loro una figura che ha creduto in ideali nobili: quelli di libertà, di giustizia, di dignità. Ed è stato disposto a pagarne il prezzo. Ha inteso il testo come una proposta alternativa all’intossicazione da social media dei suoi studenti. È stato il più bel complimento che abbia ricevuto per il libro».
Lo racconta Luca Catalano, aggiungendo un’altra nota personale. La graphic novel è una sua passione, tanto da aver seguito un corso mentre era già impegnato in un lavoro di responsabilità nella cooperazione internazionale. Una passione che lo ha motivato a raccogliere una collezione di un centinaio di romanzi a fumetti di tema o di autore africano.
Ragioni personali sono alla base anche della scelta di presentare al pubblico italiano Patrice Lumumba, primo ministro dell’attuale Repubblica democratica del Congo indipendente poco conosciuto nel nostro paese. Lumumba è stato assassinato nel 1961, sei mesi dopo la nomina nell’ambito di una rivolta secessionista fomentata da Belgio e Stati Uniti. L’autore si è imbattuto nella sua eredità politica all’università, dove ha fatto studi sull’Africa e sulla Rd Congo. Ha letto il suo discorso dell’indipendenza quando aveva 24 anni.
Per spiegare l’emozione provata cita Romano Ledda, giornalista e deputato comunista che era a Kinshasa per l’occasione, e scrisse che si sentiva che «a 35 anni, portava sulle spalle un secolo di orrore, schiavitù e brutalità coloniale». Per Catalano, «Lumumba rimane il più grande eroe della storia del Congo. Nessun’altra figura in quel paese emana la sua luce. La sua statura è quella di un leader africano, non solo congolese. Lui rappresenta per me quel senso di riscatto, quell’opportunità che serviva ai congolesi, e a tutti gli africani, per liberarsi da un secolo di schiavitù».
Ma di Lumumba nel libro si mette in luce soprattutto il percorso che l’ha portato a essere l’artefice dell’indipendenza del suo paese, lo spessore umano del leader politico che era nato in un villaggio e fu capace di relazionarsi da pari al re del Belgio Baldovino, che incontrò in diverse occasioni.
Catalano ne sottolinea, direi con commozione, la lealtà ricordando il momento del suo arresto: «Era braccato e si era già messo in salvo, ma sua moglie era rimasta indietro. Nonostante le suppliche dei suoi uomini decide di tornare indietro per mettere in salvo anche lei. È allora che lo arrestano. Sua moglie non la vedrà mai più perché sarà ucciso».