Venegono Superiore / Missionari oggi

La famiglia comboniana che vive nel maniero del comune del varesotto si è ampliata e animata. Ci sono 17 persone in più, arrivate soprattutto dall’Africa e impegnate a conoscere la cultura italiana e a imparare la lingua. Una presenza che sta giovando anche all’animazione missionaria del territorio.

I richiedenti asilo ospitati nel Castello dei comboniani di Venegono Superiore (Varese) non rischiano di ammalarsi di solitudine. Per ogni migrante ci sono circa due volontari che passano spesso per il centro di accoglienza. E poi ci sono gli scout di Tradate, che si occupano di alcune attività, e la comunità dei religiosi (sei padri e un fratello), che vivono nello stesso Castello. Per non parlare dei partecipanti al Gim, il percorso proposto dai missionari ai giovani, o di quelli che bazzicano nell’oratorio del paese, che in un modo o nell’altro incrociano spesso qualcuno degli ospiti.

A fare la differenza qui sono le relazioni. Quelle informali, che nascono un po’ per caso. Ma anche quelle strutturate, create all’interno di un percorso di accoglienza e di integrazione.

Forse anche per chi ci lavora è difficile rendersene conto. «I servizi che offriamo sono quelli classici, come vitto e alloggio», esordisce il coordinatore del centro, Dario Giacobazzi. Salvo continuare poi con un elenco che non finisce più: viene assicurato l’accompagnamento legale, la tutela sanitaria, i corsi di italiano, l’orientamento ai servizi del territorio, un laboratorio di musica con i volontari, che organizzano anche qualche gita, serate con gli ospiti, feste di compleanno, il cineforum, la lettura di favole con dibattito. E poi il laboratorio di riparazione bici condotto dagli scout di Tradate, la pizzata della domenica sera, la partecipazione alle feste dell’oratorio del paese, ai tornei di calcio, le serate trascorse davanti alla Tv per vedere e tifare insieme gli Europei di calcio.

Eppure non si tratta certo di un centro enorme. A essere ospitati, infatti, sono solo diciassette persone, la maggior parte di età compresa tra i 20 e i 30 anni, arrivati da Mali, Guinea, Nigeria, Gambia, Senegal, Costa d’Avorio e Pakistan. Padre Massimo Robol, superiore della comunità comboniana: «Il nostro obiettivo è rendere questa accoglienza familiare ed è per questo che abbiamo preferito dare la disponibilità per un numero ridotto di ragazzi. In questo modo c’è la possibilità di conoscersi e di convivere, senza le tensioni che potrebbero esserci con un numero più elevato di ospiti».

In passato lo spazio in cui sono ospitati oggi i migranti… Per proseguire la lettura vai alla sezione abbonamenti

 

GUARDA SUL CANALE NIGRIZIA MULTIMEDIA LE INTERVISTE A:

P. Massimo Robol, superiore della comunità comboniana.
Dario Giacobazzi, coordinatore del centro dei missionari comboniani di Venegono.
Simona Firullo, mediatrice culturale.
Beatrice Porta e Marina Restelli, rispettivamente coordinatrice dei volontari e volontaria.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati