La ricorrenza

L’insurrezione era partita dalla città di Moramanga (nordest del paese) il 29 marzo 1947, conquistando tutto il paese. La ribellione, organizzata dai militanti per l’indipendenza che protestavano, tra l’altro, contro i lavori forzati a cui tutti i malgasci erano tenuti, venne repressa nel sangue; le vittime si contarono in decine di migliaia. Quella feroce repressione rappresenta una delle pagine più nere della storia coloniale francese. In Francia ci fu comunque chi protestò, gli intellettuali in particolare. Camus, per non citarne che uno, reagendo alla durezza con cui l’esercito francese schiacciò l’insurrezione malgascia, accusò il suo paese di fare «quello che rimproveriamo alla Germania di aver fatto».

Accerchiati dall’esercito e armati di sole lance e machete, gli ultimi ribelli vennero decimati dalla fame e dalle malattie. Ma ci vollero quasi due anni perché i 30mila militari francesi riconquistassero l’isola intera.

Nel novembre dello scorso anno, in margine al vertice della francofonia ad Antannarivo, il presidente François Hollande ha riconosciuto i crimini commessi a Madagascar dalla Francia coloniale. Senza però presentare scuse formali del suo paese. I malgasci aspettano.