La rivolta contro Rajoelina
Da tre giorni, una ventina di ufficiali sono chiusi in una caserma, circondati dall’esercito. Si sono autoproclamati alla guida del paese al posto del governo di transizione di Andry Rajoelina, ma non sembra abbiano un seguito. Mercoledì si è votato per la nuova costituzione.

Da mercoledì 17, in Madagascar, sono in corso i negoziati con un gruppo di militari ammutinati, asserragliati in una caserma nei pressi dell’aeroporto della capitale, Antananarivo. L’esercito ha circondato la base, dopo che il portavoce del gruppo, circa una ventina di ufficiali, ha comunicato lo scioglimento di tutte le istituzioni di governo nell’isola. A capo degli ammutinati si è posto il generale Noel Rakotonandrasana, ex ministro delle forze armate, sostenitore del l’esercito si ribella contro il potere del presidente. Rakotonandrasana (nella foto in basso) è stato, infatti, destituito nell’aprile scorso, proprio perché sospettato di voler rovesciare il regime con un colpo si stato.

Sempre mercoledì migliaia di persone, sostenitrici dell’ex presidente Marc Ravalomanana hanno bloccato la strada che collega l’aeroporto alla capitale. Sono dovute intervenire le forze di sicurezza, che hanno disperso i manifestanti utilizzando gas lacrimogeni. Tutto è sotto controllo, secondo quanto ha fatto sapere il governo, anche se testimoni locali riferiscono di spari nei pressi del palazzo presidenziale.

Tutto è iniziato mercoledì, quando il colonnello Charles Andrianasoavina ha annunciato lo scioglimento di tutte le istituzioni e l’insediamento di un Comitato militare. Tuttavia, nonostante l’annuncio del golpe, il referendum per l’approvazione della nuova costituzione del paese si è continuato a svolgere nella calma. Secondo i dati provvisori, l’affluenza alle urne si è attestata intorno a poco più del 40%, con i “si” in testa. La nuova costituzione aprirà poi il periodo elettorale, garantendo al trentaseienne Rajoelina la candidatura per le presidenziali. Una delle modifiche introdotte nella costituzione è, infatti, l’abbassamento a 35 anni del requisito di eleggibilità a presidente.

Il processo di normalizzazione del paese è stato avviato senza i rappresentanti degli altri tre principali partiti, guidati dagli ex presidenti Ravalomanana, Didier Ratsiraka e Albert Zafy. Dallo scorso anno la comunità internazionale ha imposto al paese pesanti sanzioni, che stanno mettendo in ginocchio la fragile economia dell’isola.