La Corte dei conti scuote il Madagascar - Nigrizia
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Un report dell'organismo denuncia la mala gestione durante il governo dell'ex presidente Rajoelina, con milioni di euro persi
La Corte dei conti scuote il Madagascar
Emblematica la gestione di una partita di semi di riso ibridi infetti, importati dalla Cina
25 Marzo 2026
Articolo di Eric Campagnari
Tempo di lettura 5 minuti

Centoventi tonnellate di semi di riso ibridi infetti su un totale di 200. Il riferimento è a una quota del cereale importata dalla Cina e il dato emerge dalla relazione annuale della Corte dei conti del Madagascar.

I sementi ibridi, ottenuti dall’incrocio di linee genetiche diverse, sono noti per resistenza, adattabilità al clima e produttività. I semi cinesi poi, come quelli in questione, possono produrre fino a 12 tonnellate per ettaro stando a dati della FAO.

I semi malgasci arrivano invece a un massimo di quattro tonnellate per ettaro, motivo per il quale il governo guidato dall’ex presidente Andry Rajoelina aveva scelto di puntare sul prodotto cinese per arrivare all’autosufficienza alimentare.

Se non fosse che i semi comprati da Pechino risultano infettati da un batterio, il tilletia barclayana, che rende il chicco di riso sterile, riducendone il peso e la qualità a causa della presenza di spore nere al posto dell’amido.

Un rapporto amaro

Lo scandalo relativo al riso importato dalla Cina non rappresenta un unicum per l’amministrazione Rajoelina. L’ex presidente, al potere in Madagascar per 10 degli ultimi 15 anni, rieletto per un secondo mandato tra proteste e boicottaggi nel 2023, ha lasciato il paese lo scorso ottobre dopo settimane di proteste popolari e un intervento delle forze armate, sopraggiunte a sostegno dei dimostranti.

Le manifestazioni avevano attirato l’attenzione internazionale grazie al forte coinvolgimento della Gen Z (i nati tra la metà degli anni ’90 e i primi anni del 2010 che nella Grande Isola avevano costituito un vero e proprio movimento, sulla scia di quanto già avvenuto in altri paesi dell’Africa e dell’Asia sudorientale).

Il leader del reparto militare che ha guidato il pronunciamento, Michel Randrianirina, è da allora il presidente del paese nell’ambito di una transizione di due anni, stando almeno a quanto affermato dai militari.

Nel suo rapporto, la Corte evidenzia una perdita per l’erario di 3.811 miliardi di ariary (pari a quasi 800 milioni di euro) nel solo 2025. Cifre che hanno spinto Randrianirina ad annunciare «indagini approfondite sui responsabili implicati in questo caso di saccheggio del tesoro pubblico, senza eccezioni, chiunque essi siano e qualunque sia la loro posizione di responsabilità nella gestione degli affari pubblici».

La conta degli scandali 

Tra i programmi ritenuti maggiormente problematici c’è la ferrovia urbana. Il piano prevedeva l’acquisto e l’utilizzo di 28 carrozze elettriche, al fine di modernizzare tratti della linea ferroviaria che passano per la capitale Antananarivo, riducendo traffico e inquinamento della città. Le 28 carrozze sono state acquistate per una cifra attorno ai 270 miliardi di ariary (55 milioni di euro) ma solo quattro di queste sono operative.

La Corte evidenzia inoltre un sussidio a sostegno di quest’opera di 37 miliardi, venti dei quali non sarebbero stati dedicati ai lavori ma per finanziare Madarail, principale azienda ferroviaria malgascia e fornitrice del servizio. Il rapporto denuncia infine un aumento dei costi dei progetti legato a dei ritardi nei lavori.

Tra le iniziative più controverse c’è anche la funivia di Antananarivo, inaugurata nel 2024. L’infrastruttura era stata pensata sempre nell’ottica di decongestionare la capitale, città dove vivono 4 dei 32 milioni di abitanti dell’isola.

La funivia non può ancora funzionare a pieno regime nonostante sia costata 10 milioni di euro in più di quanto inizialmente programmato tra ritardi, mala gestione e scarsa supervisione. Durante le proteste di settembre e ottobre scorsi, le stazioni della teleferica sono state non a caso prese come simboli degli sprechi e dell’inefficienza della gestione Rajoelina, al punto da essere state anche vandalizzate in alcuni episodi. 

Una perdita non solo economica

Per quanto riguarda la questione dei semi infetti invece, il danno economico pari a 27,6 miliardi di ariary (5,7 milioni di euro) non è l’unico. I semi, distribuiti agli agricoltori verso la fine di gennaio 2025, non hanno rispettato il periodo di quarantena utile al fine di ricevere l’esito delle analisi mediche.

L’utilizzo delle sementi cinesi ha contaminato diverse zone risicole, compromettendo ulteriormente la produzione locale, già in difficoltà. Il riso rappresenta l’alimento principale del Madagascar, con un consumo pro-capite di 153 chili, dato tra i più alti del mondo.

La Grande Isola ne produce inoltre 3-4 milioni di tonnellate annue, numero insufficiente per saziare il mercato interno. Le tecniche agricole arretrate limitano infatti la capacità dei campi, non al passo con la crescita demografica del paese, in aumento del 2.5% annuo dal 2016 in poi. 

L’insufficienza viene colmata con l’importazione di oltre 400mila tonnellate del cereale da paesi asiatici, prevalentemente India e Pakistan. La Corte ha raccomandato la distruzione delle scorte rimaste, unite a sanzioni per i responsabili e a un rafforzamento dei controlli. 

Un debutto complicato

A fare fronte alle perdite causate da Rajoelina sarà il nuovo governo guidato da Rajaonarison Mamitiana, nominato dal presidente il 15 marzo.

Ex direttore del dipartimento di intelligence per l’antiriciclaggio e la lotta al terrorismo, Mamitiana subentra a Herintsalama Rajaonarivelo, licenziato da Randrianirina in seguito alle proteste popolari e a un ultimatum della Gen Z.

Il movimento che aveva guidato le proteste dell’anno scorso aveva infatti chiesto lo scioglimento del governo, lamentando di non essere stata consultata nei processi decisionali e una più generale mancanza di trasparenza, tra le altre cose. 

A differenza del suo predecessore, il nuovo primo ministro è apprezzato dalle associazioni di cittadini per via del suo passato nell’anticorruzione e al suo supporto alle proteste contro Rajoelina dell’anno scorso.

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