Golpisti arrestati
Il governo malgascio ha posto fine, sabato, all’ammutinamento di una ventina di ufficiali, che si sono rinchiusi per quattro giorni in una base nei pressi della capitale. Un centinaio di soldati ha preso d’assalto la caserma arrestando 16 persone. L’operazione si è conclusa senza spargimenti di sangue. Approvata, intanto, la nuova Costituzione.

Dopo quattro giorni di negoziati, l’assedio si è concluso, sabato, con un blitz dell’esercito. In poche ore, un centinaio di soldati ha ripreso il controllo della caserma Ivato, nei pressi dell’aeroporto di Antananarivo, capitale del Madagascar, dove, da mercoledì 17 novembre, si era asserragliato un gruppo di una ventina di ufficiali che chiedeva la destituzione di Andry Rajoelina, presidente di transizione. L’assalto sarebbe stato compiuto senza spargimenti di sangue, anche se alcuni testimoni locali hanno riferito di aver sentito colpi di arma da fuoco provenire dalla base. Al termine dell’operazione sono state arrestate 16 persone in tutto.

Si è trattato di un tentativo di colpo di stato dai contorni ancora non del tutto chiariti. Tra gli ‘ammutinati’ figuravano generali di primo piano, come Noel Rakotonandrasana, ex ministro delle forze armate, sostenitore del colpo di mano che ha portato al potere Rajoelina, nel marzo 2009.

“Non è stato un vero colpo di stato” spiega don Luca Treglia, direttore di Radio Don Bosco, missionario, da 25 anni nel paese. “Se si vuole fare un golpe per prima cosa si va nel palazzo presidenziale, per catturare il presidente, o nella radio nazionale per rilasciare alcune dichiarazioni”. ‘Regole’ che gli ufficiali non hanno seguito, rendendo l’azione puramente dimostrativa. “Si registravano già malcontenti tra alcuni generali istigati anche dagli ex presidenti dissidenti. – prosegue Treglia – Queste persone avevano, all’inizio, un posto chiave nel governo poi lo hanno perso e si sono venduti. Adesso la voce che circola è che siano stati pagati. Ma non hanno avuto né seguito dai loro compagni, né da parte della popolazione”.

Intanto si è quasi concluso lo spoglio delle schede per il referendum sulla nuova costituzione, che si è tenuto proprio mercoledì 17 novembre. Sulla quasi totalità delle schede conteggiate, i “si” hanno ottenuto il 74,13% delle preferenze, con un’affluenza alle urne pari al 52,91%. Dati i precedenti, si tratta di un ottimo risultato per il governo. Nel 2007, infatti, le modifiche alla costituzione, volute dall’ex presidente Marc Ravalomanana, erano state votate con una partecipazione del 43% degli aventi diritto.

L’approvazione della nuova carta fondamentale del paese dovrebbe aprire un nuova stagione elettorale, che ha già subito, tuttavia, il primo rinvio. Il governo di transizione malgascio ha, infatti, deciso di rinviare, sine die, le elezioni amministrative: una decisione che potrebbe mettere in discussione l’intero calendario elettorale.

“Molti partiti politici non vedono bene il calendario elettorale previsto – commenta Treglia – alcuni dicono che vanno fatte prima le presidenziali, altri dicono che le elezioni vanno organizzate con calma. Anche perché, in questo referendum, le liste non erano complete, ci sono stati alcuni problemi: alcune liste sono state improvvisate, mentre alcune persone non hanno ricevuto il certificato elettorale”.
La Comunità dell’Africa Australe, ha fatto già sapere, intanto, che non intende riconoscere la legittimità di questo referendum.

(In audio, l’intervista di Ismail Ali Farah a don Luca Treglia, direttore di Radio Don Bosco)