Madagascar / Elezioni presidenziali

Si è conclusa ieri sera la campagna elettorale in Madagascar, in vista del voto per eleggere il nuovo presidente, previsto domani.

In lizza ci sono trentasei candidati, compresi gli ultimi tre presidenti, che hanno dominato la campagna elettorale: Marc Ravalomanana, Andry Rajoelina e Hery Rajaonarimampianina. Tutti e tre hanno investito ingenti somme di denaro, hanno attraversato il paese in elicottero, distribuito magliette, poster e organizzato incontri politici in pieno stile americano. Hanno fatto molte promesse senza veramente proporre un programma concreto, hanno fatto notare organizzazioni della società civile e osservatori.

Sotto gli occhi di tutti il dispendio di denaro – favorito anche dall’assenza di una legge che limiti le spese della campagna elettorale -, in un paese in cui oltre tre quarti della popolazione vive in condizione di povertà.

Di fronte a quelle che sono state definite le più dispendiose elezioni presidenziali della storia, gli altri candidati hanno faticato a farsi notare. La maggior parte non ha praticamente organizzato nessun raduno. Solo pochi, come il pastore Mailhol, a capo di una chiesa con oltre due milioni di fedeli, ha tenuto delle riunioni in stile più sobrio.

Gli elettori più ottimisti sperano che il prossimo presidente sarà finalmente in grado di strappare il paese a una lunga serie di crisi, ma molti, sfiduciati, dicono che non voteranno, perché la scelta sarà comunque tra ex presidenti che hanno già dimostrato di non essere stati in grado di risollevare il paese dalla povertà.

Anche per questo le varie organizzazioni della società civile si sono mobilitare nella capitale e nell’intera isola, per convincere le persone a votare, specialmente nelle zone rurali dove la maggior parte dei candidati non sono arrivati. (Radio France Internationale / Al Jazeera)