Il 26 gennaio le prime manifestazioni di protesta
Minacciato, smentito, annunciato, infine riuscito: i militari hanno costretto il presidente Ravalomanana alle dimissioni, concedendo pieni poteri al leader dell’opposizione Rajoelina. Che annuncia riforme costituzionali e elezioni nel 2011.

Dopo due mesi di braccio di ferro con l’opposizione, il presidente del Madagascar, Marc Ravalomanana si è dimesso. Asserragliato da quasi 24 ore nella sua residenza a pochi chilometri dalla capitale Antananarivo, protetto dalla guardia presidenziale, dopo essere stato costretto a ritirarsi dai suoi uffici nel centro della città, Ravalomanana aveva deciso di passare anche formalmente tutti i suoi poteri e quelli del primo ministro ad un direttorio dell’esercito, che ha nominato il leader dell’opposizione Andry Rajoelina nuovo presidente, nonostante la Costituzione lo vieti a causa della sua giovane età (34 anni). La nomina ha trovato conferma nella decisione della Corte Costituzionale del Madagascar, che ha convalidato l’incarico di Rajoelina, che afferma di sentirsi “il presidente di transizione” fino alle prossime elezioni presidenziali, che avranno luogo “da qui a 24 mesi”, annunciando anche modifiche costituzionali.

Annunciato e rilanciato dalla stampa internazionale più volte negli ultimi giorni, il colpo di stato minacciato dai militari è infine arrivato, ed ha presto trovato anche il modo di rientrare nel quadro legale del paese. Questo è solo l’ultimo colpo di scena di una crisi che dura da quasi due mesi, da quando l’opposizione guidata da Rajoelina, cavalcando il malcontento popolare, il 26 gennaio ha portato in piazza migliaia di persone, ha promosso scioperi contro il governo e contro il presidente, ha nominato propri ministri e ha proclamato la caduta di Ravalomanana.

Nonostante le oltre 120 vittime tra i civili per gli scontri tra manifestanti e polizia, quelle dell’opposizione finora erano state solo minacce. Ora però l’esercito ha deciso di entrare in gioco, dopo che la settimana scorsa il capo di stato maggiore aveva lanciato un ultimatum alle istituzione per la risoluzione della crisi, ed era poi stato costretto alle dimissioni dagli stessi vertici militari, che ora tengono in scacco il presidente.

Se inizialmente l’esercito ha tentato di smarcarsi dal legame con l’opposizione, ora la collaborazione è sempre più evidente, anche grazie al cambio di guardia al comando militare: l’esercito è guidato dal colonnello Andre Ndriarijaona, nominato Capo di Stato Maggiore dell’esercito malgascio dopo aver guidato un ammutinamento. A sostenere questo legame anche l’evidenza dei fatti: l’intervento militare è iniziato poche ore dopo la richiesta di Rajoelina di arrestare il presidente, mentre ancora prima delle dimissioni di Ravalomanana, il leader dell’opposizione ha fatto un ingresso trionfale negli uffici della presidenza occupati dai militari, in mezzo alla folla festante che lo acclamava, e scortato dai soldati dell’esercito. I militari sembrano però più interessati a mettere fuori gioco Ravalomanana che a sostenere Rajoelina.

Gli altri giocatori

Rajoelina non gode solo (almeno per ora) dell’appoggio dei militari: la Francia in lui ha visto il cavallo vincente per tornare a contare qualcosa nella politica del paese. Messa all’angolo da Ravalomanana, che in palese rottura con il dittatore “rosso” Didier Ratsikara, presidente dal 1975 al 2001 (sempre sostenuto da Parigi, tanto che oggi vive in esilio in Francia), ha cercato di “tagliare i ponti” con l’ex potenza colonizzatrice, privilegiando i rapporti con gli Stati Uniti, e con le multinazionali asiatiche.

L’origine della crisi

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