La Francia cerca di tornare a giocare un ruolo di rilievo nel paese
72 ore per trovare una soluzione alla crisi politica: è l’ultimatum imposto dall’esercito malgascio a governo e opposizione. Da un mese e mezzo nell’isola si alternano manifestazioni e scioperi nazionali. Oltre 120 le vittime.

Golpe militare come unica via d’uscita alla crisi in Madagascar? Questa sembra essere l’opinione del capo dell’esercito malgascio, che ha imposto un ultimatum di 72 ore al presidente Marc Ravalomanana e al capo dell’opposizione Andry Rajoelina (ex sindaco della capitale Antananarivo, destituito dal governo) per trovare un accordo che metta fine alla crisi politica. Altrimenti, avverte, saranno le forze armate a far “funzionare gli affari nazionali”. L’invito del generale Edmond Rasolomahandry, che ha comunque assicurato la neutralità dell’esercito (25 mila militari, tra esercito, gendarmeria, polizia), è diretto a tutti: partiti politici, società civile.

Poche ore prima era stata diffusa la notizia delle dimissioni del Ministro della difesa, il vice-ammiraglio Mamy Ranaivoniarivo, una decisione motivata dall’ammutinamento di una delle basi militari strategiche più importanti del paese, alle porte della capitale. La notizia è stata poi smentita in serata. Sarebbe stato il secondo ministro della difesa che si dimette dall’inizio delle tensioni, scoppiate il tavolo negoziale, dicendosi ottimista, ma nonostante le parti si dichiarino pronte a collaborare, di fatto finora non si è trovato nessun accordo e le proteste sono continuate. Giovedì si terranno i nuovi incontri.

Intanto però la situazione è degenerata: la settimana scorsa nei confronti di Rajoelina è stato emesso un mandato di cattura, e l’ex sindaco è scampato per un soffio all’arresto. Dopo essersi rifugiato per qualche giorno nell’ambasciata di Parigi (presa di mira dalla proteste dei sostenitori del governo), secondo fonti diplomatiche francesi e dell’Onu, oggi avrebbe lasciato la missione francese, forse per mettersi sotto l’ala protettiva delle Nazioni unite, che hanno garantito la tutela di tutti i politici dell’opposizione.

Di sicuro il coinvolgimento della Francia, ex potenza colonizzatrice dell’isola, non è casuale: i rapporti tra i due paesi si sono molto deteriorati durante la presidenza di Ravalomanana, che ha cercato in più modi di smarcarsi dall’ingombrante presenza di Parigi, aprendo ai rapporti commerciali con le tigri asiatiche e rinnegandone anche il patrimonio culturale, per esempio inserendo come lingua ufficiale l’inglese invece del francese. La Francia potrebbe aver quindi trovato in Rajoelina l’apripista per tornare a contare davvero nella politica malgascia