Acqua e corrente elettrica. Ma anche rispetto delle libertà politiche, trasparenza, lotta alla corruzione e l’impunità. Il Madagascar ha vissuto ieri una lunga giornata di proteste – con scontri, arresti e vittime secondo alcune fonti – e le ragioni che hanno portato i manifestanti in piazza sono numerose, come raccontano i media locali e riferiscono attivisti della società civile locale.
Le manifestazioni erano state convocate inizialmente per chiedere di mettere fine alle continue interruzioni di acqua e corrente elettrica che colpiscono anche per diverse ore al giorno la capitale Antananarivo, epicentro della mobilitazione e delle tensioni.
La giornata è diventata però una più ampia espressione di dissenso nei confronti del governo del presidente Andy Rajoelina, riconfermato al potere fra denunce di brogli e boicottaggi due anni fa e ancora fortemente contestato da una parte del paese.
L’origine delle proteste
A indire la giornata di cortei sono stati per primi due consiglieri comunali della capitale in forza alle opposizioni, Alban Rakotoarisoa e Clémence Raharinirina. I due politici si sono fatti interpreti di un malessere che si respirava da settimane nella capitale, di gran lunga il più importante centro economico del paese, abitata da oltre 3,5 milioni di persone.
Pochi giorni dopo aver annunciato l’intenzione di portare in piazza i cittadini malgasci, i due consiglieri comunali sono stati arrestati in strada da agenti in borghese, stando a quanto riferito dalla stampa locale. Il prefetto della capitale, Angelo Ravelonarivo, ha affermato di non aver ordinato il fermo, lasciando immaginare che gli agenti avessero agito di loro iniziativa.
Le dichiarazioni della polizia non hanno comunque calmato gli animi. Nei giorni successivi, l’appello per le proteste è stato accolto da diverse organizzazioni della società civile e anche da un movimento che si definisce Gen Z Mada.
Molto attiva sui social, questa realtà appare animata da giovanissimi (appunto la “generazione Z”) e ispirarsi ai movimenti che hanno guidato proteste o vere e proprie ribellioni in più parti del mondo negli ultimi mesi.
L’anno scorso in Kenya e nelle settimane scorse in Indonesia prima e in Nepal poi. Con i movimenti di questi ultimi due paesi, la Gen Z malgascia condivide anche i simboli, ispirati al manga giapponese a tema piratesco, One Piece.
Gli scontri
Una mobilitazione ampia che però non ha impedito alle autorità della capitale di non autorizzare le proteste. Il giorno prima dei cortei, diversi senatori della maggioranza hanno accusato le organizzazioni promotrici di voler ordire un colpo di stato. Nonostante il mancato ok dall’alto e le dichiarazioni astiose, le manifestazioni si sono tenute comunque.
Inizialmente pacifiche, le tensioni con le forze dell’ordine hanno iniziato a degenerare nella tarda mattinata. I poliziotti hanno sparato proiettili di gomma e lanciato gas lacrimogeni all’indirizzo dei dimostranti. Manifestanti hanno risposto bruciando pneumatici in strada e anche lanciando pietre secondo quanto riferisce la testata locale L’Express.
Alcuni dei contestatori hanno attaccato le residenze di almeno tre parlamentari e secondo alcune ricostruzioni avrebbero provato anche a raggiungere l’abitazione dei genitori del presidente Rajoelina.
In serata gruppi di persone che non avevano preso parte alle manifestazioni della mattina, almeno stando ad attivisti e ad alcuni quotidiani locali, hanno saccheggiato un grande centro commerciale e vandalizzato diverse stazioni della teleferica, un’infrastruttura inaugurata l’anno scorso dal governo e da subito contestata da parti della società civile.
L’emittente francofona Radio France Internationale (RFI) riferisce della morte di cinque persone mentre secondo altre fonti una persona potrebbe aver perso la vita durante gli scontri. I quotidiani malgasci non danno notizia di vittime e non è noto neanche il numero esatto di persone arrestate. Proteste si sono verificate anche in altre città come Antsirabe, terzo centro più grande del paese, e Antsiranana, importante porto nel nord dell’isola.
In risposta alle violenze, le autorità malgasce hanno imposto un coprifuoco dalle sette di sera alle cinque di mattina fino a data da destinarsi. Il primo ministro Christian Ntsay ha anche annunciato la chiusura di tutte le scuole per la giornata di oggi. Nonostante le misure di sicurezza, saccheggi si sarebbero verificati anche oggi nel sud della capitale.
«Privi di uno stato»
«È stata una lunga notte quella di ieri», conferma a Nigrizia Horny Radert, segretaria generale del Collectif des Citoyens et des Organisations Citoyennes (Collettivo dei cittadini e delle organizzazioni civice, CCOC). Questo movimento è nato nel 2009 e da allora si propone di “vigilare” dal basso sulla democrazia malgascia.
L’attivista prosegue: «La polizia è stata molto attiva nel reprimere la fase pacifica della protesta; la sera invece, quando è scoppiato il caos, si è dileguata», lasciando l’impressione, commenta Radert, «che fossimo privi di uno stato».
Del resto il dissenso di ieri viene da lontano. Per la segretaria generale del CCOC, «la protesta è stata cosi grande perché la gente è veramente stufa di dover stare senza acqua e senza corrente elettrica per tante ore al giorno; siamo costretti a vivere in funzione di questi problemi», aggiunge amaramente.
Le interruzioni nell’erogazione di elettricità e acqua proseguono da tempo ad Antananarivo. Per le autorità la questione idrica sarebbe attribuibile a una capacità di distribuzione dell’acqua inferiore ai bisogni attuali della popolazione.
Il numero degli abitanti della capitale è cresciuto in fretta negli ultimi anni a causa della forte migrazione interna e proiezioni ONU indicano che dovrebbe superare quota sei milioni entro il 2035.
Il problema dell’acqua è connesso a quello dell’energia, visto che la sua mancanza colpisce anche il sistema idrico. La crisi dell’elettricità in Madagascar ha un nome e un cognome: la società statale del comparto Jirama. La società è in grave crisi da anni per colpa di governance inefficace, corruzione, impianti fatiscenti (e mancanza di fondi per sistemarli).
Per parte dell’anno poi c’è troppa poca acqua nelle riserve degli impianti idroelettrici, mentre il paese va ciclicamente in corso a periodi di severe siccità.
Una crisi globale
È una tempesta perfetta, quella di questi due servizi essenziali per la vita dei malgasci, che si salda con problemi di natura politica ed economica, in un paese dove sette cittadini su dieci vivono al di sotto della soglia di povertà di 2,15 dollari al giorno.
«I malgasci si sono svegliati – commenta Radert – in ballo ci sono questioni fondamentali: la mancanza di diritti, la corruzione, l’impunità di chi commette i reati, gli investimenti velleitari come la teleferica o il rinnovamento di uno stadio quando il paese ha ben altre priorità».
In questi giorni, mentre avvampano le proteste, il presidente Rajoelina è a New York per la 80esima Assemblea generale dell’Onu. La sua assenza fisica si sommerebbe a quella politica. «Per adesso – spiega l’attivista – il presidente si è limitato a commentare gli scontri. Sui problemi che hanno provocato le proteste e su possibile politiche di risoluzione non ha detto una sola parola».
La storia del capo di stato è complessa. Ex dj e imprenditore del settore media, Rajoelina è stato sindaco di Antananarivo dal 2007 al 2009, anno in cui è salito la prima volta al potere grazie a un golpe militare.
Il colpo di stato era scattato al culmine di una accesa fase di proteste contro l’allora presidente Marc Ravalomanana (la giornata chiave di quella mobilitazione, il 26 febbraio 2009, è già stata paragonata ai cortei di ieri da alcuni media).
In carica fino al 2014, è tornato poi alla guida del paese con le elezioni del 2019 ed è stato riconfermato fra le proteste nel 2023 con un voto boicottato dalla stragrande maggioranza delle opposizioni. «Ora temiamo che voglia ottenere un terzo mandato consecutivo, violando la Costituzione», afferma Radert. «È anche con questa paura che molti ieri sono scesi in piazza».