L’esercito concede 48 ore per una ‘roadmap’
Dopo più di un anno, non c’è soluzione alla crisi politica ed istituzionale in Madagascar. Nello stallo interviene l’esercito chiedendo all’attuale uomo forte del paese, Andry Rajoelina, un piano preciso per uscire dalla crisi. Piano che dovrà essere messo a punto entro la fine del mese.

L’esercito del Madagascar ha lanciato quello che suona ormai come un ultimatum all’Alta Autorità di Transizione, perché si giunga, entro la fine di aprile, a tracciare un percorso di uscita dalla crisi politica e istituzionale, in cui versa il paese ormai da marzo 2009.

L’annuncio è arrivato ieri dal Capo di Stato Maggiore, pochi giorni dopo, peraltro, l’arresto, circondato da voci su un presunto tentativo di colpo di stato, del ministro delle Forze armate, Noël Rakotonandrasana, accusato di aver tenuto riunioni segrete con i vertici dell’esercito. I militari chiedono all’attuale uomo forte del paese, Andry Rajoelina, una ‘roadmap’ chiara entro 48 ore.

Il Madagascar è immerso in una grave crisi politica dalla fine del 2008. Una crisi che ha portato alla cacciata, nel marzo 2009 del presidente eletto Marc Ravalomanana e alla sua sostituzione con il suo principale avversario, l’ex sindaco di Antananarivo, Rajoelina, giunto al potere proprio grazie all’appoggio dell’esercito.

Nonostante la firma a Maputo, lo scorso anno, di un accordo per la condivisione del potere, Rajoelina ha rotto ogni legame con i rappresentanti delle altre forze politiche: Ravalomanana, appunto, e gli ex presidenti Albert Zafy e Didier Ratsiraka.

Dopo il gesto, la comunità internazionale ha isolato il paese, imponendo sanzioni personali contro i membri del suo governo. In tutta risposta il capo del governo golpista ha indetto unilateralmente per maggio le prossime elezioni nel paese.