Mali / Amnesty

La situazione della sicurezza nel settore centrale e settentrionale del Mali ha raggiunto il punto di crisi. A lanciare l’allarme è Amnesty International con un rapporto, pubblicato il 2 aprile, che documenta anche l’uccisione di civili ad opera delle forze armate.

Una fossa comune è stata scoperta nel Mali centrale pochi giorni dopo una serie di arresti da parte dell’esercito, in risposta all’aumento degli attacchi jihadisti nella regione. I residenti nel villaggio di Dogo hanno identificato sei corpi trovati come persone che erano state arrestate il 22 marzo dai militari.

Un mese prima, il 21 febbraio, le forze militari hanno arrestato e bendato nove uomini a Daresalam. Due di loro, appartenenti al gruppo etnico Bambara sono stati rilasciati, ma sette uomini Peul non sono più tornati, hanno riferito i residenti. “Le forze militari che combattono gruppi armati hanno commesso crimini di diritto internazionale tra cui uccisioni extragiudiziali, sparizioni forzate e arresti arbitrari”, si legge nel rapporto.

La missione delle Nazioni Unite in Mali ha riferito che almeno 43 persone sono state vittime di sparizioni forzate da parte delle forze di sicurezza maliane durante operazioni anti-estremiste tra maggio e giugno dello scorso anno.

Amnesty ha dichiarato che la scoperta della fossa comune è avvenuta dopo settimane di intensificarsi delle violenze nelle regioni centrali di Segou e Mopti, con i civili coinvolti nel fuoco incrociato. Il rapporto documenta un aumento degli attacchi ai civili da parte di gruppi armati, tra cui Ansar Dine e GSIM (Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani), e ha confermato che 65 persone, tra cui bambini, sono state uccise da esplosivi improvvisati dall’inizio dell’anno, con almeno otto persone ancora in ostaggio. Ma non è la prima volta che fosse comuni vengono rinvenute nel paese.

A conferma dell’escalation di violenze, Amnesty segnala la chiusura di centinaia di scuole nel Mali centrale e settentrionale, che ha lasciato oltre 214.000 bambini senza istruzione. (Amnesty International)