Mali

“L’attacco più letale della storia recente del Mali” viene definito così dalla stampa l’attacco con un’autobomba guidata da un kamikaze che ha colpito ieri un campo militare a Gao, nel nord del paese, provocando una sessantina di morti e oltre un centinaio di feriti. Secondo quanto riporta il sito web Al-Akhbar, l’azione sarebbe stata rivendicata da al-Mourabitoun, gruppo jihadista affiliato ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim), che aveva rivendicato anche l’assalto all’hotel Radisson di Bamako, nel novembre 2015 e quello dell’hotel Splendid a Ouagadougou, in Burkina Faso.

Il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. “Questo è un attacco ignobile, che dovrebbe essere condannato nei termini più forti possibili… un attacco diretto al processo di pace” ha detto ieri il sottosegretario generale Onu per le operazioni di mantenimento della pace, Herve Ladsous, in una riunione del Consiglio di Sicurezza.

L’attacco ha infatti colpito un campo che ospita militari e combattenti di gruppi armati che hanno firmato l’accordo di pace di Algeri. Il 15 maggio 2015 il governo maliano ha firmato un accordo per la pace e la riconciliazione con le milizie filo-governative e con alcuni di gruppi ribelli minori del paese. Un mese dopo, ha aderito all’accordo anche la principale coalizione ribelle, il Coordinamento dei Movimenti dell’Azawad (Cma), che comprende i tre principali gruppi armati del nord. Ma dopo 18 mesi il processo per porre fine alle ostilità e avviare programmi di sviluppo ha compiuto solo pochi passi avanti. E’ la prima volta che gli ex-militari firmatari dell’accordo diventano obiettivo di azioni terroristiche. (Rfi / Global Times)