Mali: la mano pesante della giunta contro i dissidenti - Nigrizia
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10 anni di prigione a Ras Bath, il più noto attivista e opinionista rimasto in Mali, e alla popolare influencer Rose la Vie Chère. Entrambi condannati per attentato alla reputazione dello Stato
Mali: la mano pesante della giunta contro i dissidenti
Due casi emblematici dell’insofferenza governativa verso le voci critiche
18 Agosto 2026
Articolo di Roberto Valussi
Tempo di lettura 5 minuti
Ras Bath in un comizio del 2014. © reporter.com / via Flickr

La repressione del dissenso è uno degli argomenti più gettonati dai media internazionali quando si parla di Mali. È così da quando nel 2020, due colpi di Stato in pochi mesi hanno instaurato una giunta militare che possiamo definire eufemisticamente poco avvezza alle critiche.

La lista delle personalità pubbliche arrestate, condannate, o costrette all’esilio è lunga. Visti da lontano, i casi si assomigliano fino a sembrare tutti uguali. È facile persino confonderli con quelli dei confinanti Burkina Faso e Niger, i paesi retti da giunte altrettanto golpiste con cui il Mali ha formato l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). 

L’arrivo della sentenza

L’ultima notizia di questo rango campeggia da ieri nelle principali agenzie di stampa internazionali: gli attivisti Mohamed Youssouf Bathily, alias Ras Bath, e Rokia Doumbia, nota come Rose la Vie Chère (in italiano Rosa, il carovita), condannati a dieci anni di prigione, di cui sette in detenzione e tre con la condizionale. Sono stati giudicati colpevoli di attentato alla credibilità dello Stato e associazione di malfattori. 

Hanno già trascorso tre anni di detenzione in attesa del verdetto. In teoria, resterebbero loro da scontarne altri quattro. 

Vale la pena soffermarsi su queste vicende perché riguardano alcune delle più note voci della società civile maliana. Due profili differenti tra loro: più politico e dedito all’approfondimento Ras Bath; più intrattenitrice in stile influencer sui social media, Rose la Vie Chère. 

La parabola di Ras Bath

Ras Bath era noto da tempo al pubblico maliano; aveva raggiunto il suo picco di popolarità già nel 2017. Basti vedere le immagini del ritorno della ‘’Guida’’ (un soprannome usato dai suoi fan) in patria il 3 agosto di quell’anno. Reduce da un tour di conferenze in Europa, al suo ritorno a Bamako, trovò ad accoglierlo decine di migliaia di persone (delle stime parlavano anche di centinaia di migliaia). Alcuni commentatori la descrissero come una folla grande abbastanza per assaltare il palazzo presidenziale di Koulouba. 

Ras Bath si era costruito una fama da opinionista politico come conduttore del programma radiofonico ‘’Le Carte sul Tavolo’’. Denunciava corruzione e malgoverno, temi diventati particolarmente esplosivi nel 2014 con lo scandalo sull’acquisto di un aereo presidenziale e di forniture militari. La sua fu tra le voci più martellanti in quel periodo.

Sotto il governo del presidente Ibrahim Boubacar Keita (noto anche come IBK) venne arrestato per due giorni nel 2016 per delle dichiarazioni critiche nei confronti delle autorità e dell’esercito. La sua detenzione provocò proteste a Bamako, durante le quali un manifestante fu ucciso.

Nel 2017, diventò anche uno dei volti della mobilitazione contro un tentativo di riforma costituzionale e aderì alla coalizione della società civile An tè A bana, che in lingua bambara (la più diffusa in Mali) significa ‘’non è accettabile’’. Ne uscì l’anno seguente, per dedicarsi ad un’altra piattaforma civica. Era anche il leader del Collettivo per la Difesa della Repubblica (CDR). All’epoca veniva corteggiato da vari partiti politici e non sembrava lontano da una candidatura diretta. 

In seguito, il testimone del malcontento contro IBK passò ad un’altra piattaforma della società civile di natura più conservatrice a livello sociale: il Movimento 5 Giugno guidato dall’imam Mahmoud Dicko (attualmente in auto-esilio in Algeria da quasi tre anni). Le proteste anti-governative si diffusero arrivando a creare un clima propizio per il golpe del 2020. 

L’incrocio dei processi

I procedimenti giudiziari di Ras Bath e Rose la Vie Chère (detta anche Tantie Rose, o Zia Rosa in italiano) inizialmente distinti, sono stati poi riuniti. A Ras Bath veniva contestato in particolare di aver attribuito alle autorità la responsabilità della morte dell’ex primo ministro Soumeylou Boubèye Maïga, definendola un assassinio. «È stato assassinato, è il termine che bisogna utilizzare. È stato ucciso. Assassinato!» aveva dichiarato in un suo programma trasmesso sui social media, al quale aveva invitato anche Rose la Vie Chère. 

L’ex primo ministro era morto l’anno prima in una clinica di Bamako, dopo essere stato detenuto dal 2021 nell’ambito dell’inchiesta sull’aereo presidenziale. Invano i suoi avvocati e familiari avevano richiesto un trasferimento all’estero per cure mediche.

Tantie Rose era invece finita nel mirino della giustizia per le sue prese di posizione contro la giunta e per le denunce sull’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. In uno dei suoi popolari video su TikTok aveva dichiarato «questa transizione [militare, ndr] è un fallimento con un bilancio dello 0%. Nelle mie dirette sui social, la gente denuncia l’impennata dei prezzi del riso, del gasolio, dell’olio e dello zucchero.»

Le accuse mosse contro i due sono poi confluite nello stesso procedimento, nel quale figurava anche quella di associazione di malfattori, in virtù della loro presenza congiunta alla trasmissione. 

Le ultime tappe e cosa potrebbe accadere

Nell’udienza del 10 agosto scorso, l’ultima prima del verdetto di ieri, Tantie Rose ha cercato la clemenza dei giudici dichiarando che il suo era stato un tentativo di «avvertire le autorità» sull’aumento dell’inflazione. Ras Bath ha invece rivendicato la sua posizione dichiarando: «Non sosterrò mai dei militari che hanno preso le armi contro le istituzioni della Repubblica; sono chiaramente contro i colpi di Stato».

Non è ancora chiaro se gli avvocati presenteranno ricorso. Nel frattempo, qualcuno spera in una grazia presidenziale, nonostante non si intravedano segnali verso quella direzione.

La situazione critica del paese

In Mali, la repressione del dissenso ha riguardato e riguarda molte altre figure della società civile, dell’opposizione e della stampa. Numerose organizzazioni locali e internazionali, incluse Amnesty International e Human Rights Watch, criticano da anni la giunta per le sue posizioni sulla libertà d’informazione e il restringimento delle libertà civili. 

I partiti politici sono stati sciolti il 13 maggio 2025. 

Nel frattempo, il quadro securitario resta fragile. L’insurgenza jihadista, in alleanza con organizzazioni separatiste touareg, rischia di portare alla disgregazione del regime maliano, nonostante l’appoggio della Russia.

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