Armi, Conflitti e Terrorismo Mali
Grazie alla mediazione della onlus Ara Pacis
Mali, governo e tuareg tornano a negoziare
Prove di pace a Roma tra rappresentanti del governo di Bamako e degli ex ribelli tuareg. Siglato un accordo che dovrebbe aprire una nuova fase di trattative
09 Febbraio 2022
Articolo di Vincenzo Giardina
Tempo di lettura 4 minuti
Le comunità Tuareg del nord del Mali (Azawad) a Roma, alla presenza del ministro degli esteri Luigi Di Maio e della presidente di Ara Pacis Initiatives for Peace, Maria Nicoletta Gaida (Credit: Ara Pacis Onlus)

In un momento di scontro e di incertezza politica e geopolitica, con nuovi equilibri in via di definizione e solo in parte legati ai golpe avvenuti nell’agosto del 2020 e nel maggio del 2021, il Mali cerca una strada di riconciliazione.

Il 4 febbraio scorso – mentre nella capitale Bamako migliaia di persone sfilavano celebrando come una vittoria l’espulsione dell’ambasciatore francese Joel Mayer e sventolando pure qualche bandiera russa – ce ne ha parlato Maria Nicoletta Gaida, la presidente della onlus Ara Pacis. È lei, nella foto diffusa dalla stampa italiana, sorridente accanto ai rappresentanti del governo di Bamako e degli ex ribelli tuareg.

L’immagine documenta la firma dell’Accordo di principio di Roma il 3 febbraio scorso. Un’intesa della quale non sono stati diffusi i contenuti ma che è stata presentata come punto di partenza per una nuova fase di negoziati. Il primo appuntamento era in programma a Bamako all’inizio di questa settimana.

La tesi di Gaida è che «tra il governo del Mali e gli ex ribelli tuareg del nord comincia un percorso di pace, fondato sui principi dell’Accordo di Roma e sulla parola dignità, che vuol dire anche riconoscimento delle sofferenze e delle frustrazioni».

Ma che ruolo ha avuto la onlus, nata nella capitale italiana nel 2007 e, come segnalano diverse iniziative, già accreditata presso la Farnesina? «Per capire quello che è accaduto a Roma bisogna risalire al 2017, quando abbiamo facilitato un accordo che ha coinvolto le tribù tuareg del sud della Libia, risponde Gaida. È stata la testimonianza di quell’esperienza a convincere i fratelli tuareg del nord del Mali che valeva la pena provare».

L’intesa di Roma è stata sottoscritta dal ministro maliano per la riconciliazione, Ismael Wagué, dal presidente della Coalition des Mouvements de l’Azawad (Cma), Bilal Ag Cherif, e dal presidente della Platforme du 14 Juin 2014 d’Alger, Hanoune Ould Ali. L’accordo sancisce la collaborazione tra l’esecutivo di Bamako e i movimenti armati del nord già firmatari di un’intesa nel 2015.

A partecipare sarebbero però anche sia rappresentanti tradizionali delle comunità, la chefferie, che organizzazioni femminili e giovanili. Il riferimento resta il Cadre Strategique Permanent (Csp), definito sempre a Roma grazie alla mediazione di Ara Pacis, alla presenza del ministro degli esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio, nel maggio 2021. Moussa Ag Acharatoumane, portavoce del Csp, ha detto che l’intesa della settimana scorsa servirà ad «accelerare» il processo di pace anche con la creazione di meccanismo di «presidenza a turno».

Sul terreno

Di certo, in Mali il quadro sta cambiando con rapidità. Proprio il 4 febbraio scorso l’Unione europea ha imposto sanzioni nei confronti di cinque esponenti del governo della giunta militare del colonello Assimi Goita, a cominciare dal primo ministro Choguel Maiga.

Un altro dirigente colpito dalle misure, Adama Ben Diarra, ha detto che «il passo successivo all’espulsione dell’ambasciatore dovrà essere il ritiro delle forze francesi» e in prospettiva poi, con riferimento al ruolo di Parigi come ex potenza coloniale, la «sovranità economica e monetaria» del Mali.

Sullo sfondo c’è l’arrivo di “contractor” russi, che Bamako non ha confermato e che dovrebbero in teoria costituire un argine a nuove incursioni di gruppi armati di matrice jihadista. Al riguardo, Diarra ha detto: «Per la sicurezza del mio popolo e per fare andare via la Francia e i suoi alleati terroristi sono pronto a stringere un patto con Satana».

Difficile capire oggi che futuro potrà avere Takuba, una missione militare europea progettata prima del golpe del 2020. L’impegno sarebbe, con un comando francese e anche un contributo italiano, «fornire attività di consulenza, assistenza e mentorship» alle forze armate di Bamako «nella lotta al terrorismo»; la regione prescelta quella di Liptako-Gourma, in prossimità della triplice frontiera tra Mali, Niger e Burkina Faso.

Secondo Gaida, «se i gruppi che controllano il nord del Mali saranno in pace anziché in conflitto tra loro questo potrà favorire sia le comunità locali sia il governo di Bamako sia le forze che, come Takuba, sono chiamate a garantire sicurezza».

 

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it