Mali

Almeno 415 persone sono state uccise in attacchi armati tra marzo e maggio in Mali. L’annuncio è stato fatto sabato nella relazione trimestrale sul paese saheliano del Segretario generale delle Nazioni Unite, pubblicata sul sito web della Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale dell’Onu in Mali (Minusma).

“In totale, ci sono stati 245 incidenti di sicurezza in cui 333 civili sono stati uccisi e 175 feriti, così come 145 segnalazioni di rapimenti di civili”, dice il rapporto. Dieci esplosioni hanno inoltre provocato la morte di altri 11 civili e 26 feriti. Dalla parte delle forze di sicurezza, il rapporto ha rilevato che 67 soldati sono stati uccisi e 51 feriti in 35 attacchi e che “quattro peacekeeper sono stati uccisi e 12 feriti” in 12 attacchi mirati contro la Minusma.

Non è chiaro però quanti di questi morti siano da attribuirsi all’incremento delle violenze interetniche e quanti ad azioni di stampo terroristico.

Gli attacchi hanno interessato in particolare le regioni settentrionali (Gao, Menaka, Timbuktu e Kidal) e le regioni centrali (Mopti, Guiré e Koulikoro).

Il paese ha iniziato a subire violenze di matrice jihadista tra marzo e aprile 2012, quando gruppi terroristici legati ad al-Qaeda hanno preso il controllo di molte delle sue località del nord. Nonostante l’intervento militare internazionale lanciato nel gennaio 2013, questi gruppi – ora anche legati allo Stato islamico – continuano ad espandersi, effettuando sporadici attacchi contro civili e forze armate, sia maliane che straniere.

Dal 2015 questi attacchi si sono diffusi al Mali centrale e meridionale, e nei paesi confinanti, in particolare il Burkina Faso e il Niger. (Anadolu)