Mali / Corruzione

Un gruppo di organizzazioni del Mali, la piattaforma contro la corruzione e la disoccupazione (Cpc), ha depositato lo scorso 5 luglio una denuncia collettiva contro quasi 8.000 agenti dello stato, nell’ambito della lotta contro il malgoverno.

La magistratuta è chiamata ad applicare una legge (del 27 maggio 2014) che impone a dipendenti pubblici, funzionari eletti, vertici delle istituzioni, ufficiali di alto rango dell’esercito, magistrati e chiunque gestisca il bene pubblico, di dichiarare pubblicamente l’ammontare dei propri patrimoni.

Secondo il presidente della piattaforma, Clement Dembele, molto denaro è investito nella costruzione di ville nei quartieri di lusso di Bamako. «Il 70% delle case è occupato da funzionari pubblici, alti ufficiali dell’esercito e magistrati» che devono spiegare la provenienza di tanti soldi.

«La Legge fondamentale dice che ogni maliano ha il diritto di vivere in dignità. Quindi rivendichiamo questo diritto, per fermare il vagabondaggio, le bande organizzate intorno alla proprietà statale, l’appropriazione indebita di fondi pubblici, per smettere di bere il sangue del popolo maliano», ha detto Dembele. L’attivista ha lasciato intendere che l’ammontare del denaro sottratto ogni anno alle casse dello Stato si aggiri attorno ai 270 miliardi di franchi CFA (oltre 411milioni di euro). Soldi, fa notare, con i quali «si possono costruire 1.250 scuole per 900mila alunni, o 1.785 centri sanitari», o creare posti di lavoro.

Per istituire la denuncia, la piattaforma ha impegnato tre studi legali. Il Ccp ha avvertito che se la magistratura non darà seguito alla denuncia si rivolgerà ad altre istituzioni giudiziarie nella subregione e nel mondo. (Bamada)