Trattative ad Algeri
Il 20 giugno a Bamako si firmerà un accordo che vede la convergenza dei movimenti del nord. È solo un inizio. Rimane instabile la città di Menaka e l’area di Kidal.

Alla fine pare proprio che firmeranno. Venerdì dopo un tira e molla che va avanti da quasi un anno il Coordinamento dei Movimenti dell’Azawad (Cma), principale raggruppamento dei ribelli irredentisti del nord Mali, ha dichiarato ad Algeri che firmerà l’Accordo sulla Pace e la Riconciliazione il prossimo 20 giugno, durante una cerimonia organizzata a Bamako. È presto per dire se questo significherà una pace effettiva, sul terreno, e la fine del conflitto in Mali.

Mentre i leader indipendentisti tuareg passano più tempo ad Algeri con i negoziatori internazionali che negli accampamenti della propria gente, nel nord continuano a parlare le armi. Il controllo della città-simbolo di Menaka non smette di mietere vittime e sfollati. Nella regione di Timbuctu le cose non vanno meglio, con continui attacchi di brigantaggio e qualche civile indifeso che ne paga le conseguenze. L’intera zona di Kidal sfugge ancora al controllo dell’esercito. La missione Onu di stabilizzazione (Minusma) pare abbia trovato un compromesso accettabile per ristabilire un cessate il fuoco senza cui la pace resta una parola vuota.

Bilal Ag Acherif, leader del Movimento nazionale di Liberazione dell’Azawad (Mnla) e del Cma, ha dichiarato venerdì ad Algeri che i due testi su cui si sono concentrate le discussioni delle ultime settimane «sono le migliori condizioni di partenza che siamo riusciti ad ottenere per impostare un dialogo futuro». Il primo testo su cui si basa l’accordo riprende sostanzialmente quello firmato il 15 maggio scorso a Bamako da tutte le parti tranne il Cma, mentre il secondo ha a che fare con la nuova gestione della sicurezza a Menaka proposto alle parti dalla mediazione della Minusma.

Secondo alcune indiscrezioni trapelate da Algeri, la città di Menaka attorno a cui si combatte da oltre un mese tornerà sotto il controllo militare della Minusma, mentre l’esercito maliano sarà di nuovo accantonato in campi appositi. Nei propri accampamenti fuori dalla città verranno invece accantonati il Cma e la Piattaforma (che raggruppa la variegata schiera delle milizie pro-governative come il Gatia, tuareg nazionalisti, e l’Maa, (Movimento degli arabi dell’Azawad, scissione del CMA in cui militano molti ex-jihadisti del Mujao). Questa soluzione è ben vista dai ribelli anti-governativi, che da diversi giorni hanno perso il controllo di Menaka in favore dei miliziani della Piattaforma, che invece protestano sostenendo che la popolazione si sente più protetta con loro e con l’esercito maliano che con la Minusma.

Su questa città-simbolo della storia dell’irredentismo tuareg si è giocato il conflitto aridamente definito “a bassa intensità” nell’ultimo mese nel nord del Mali. Un conflitto che, nonostante non faccia notizia, a maggio ha spinto più di 60mila persone ad abbandonare le proprie case e a riparare nei campi profughi dell’Acnur sparsi fra Burkina Faso e Niger. Secondo l’Acnur quest’ultima ondata di profughi maliani porta a 3,5 milioni il numero di rifugiati che scappano dalle guerre nel Sahel.