Mali

In Mali almeno 289 civili sono stati uccisi in combattimenti tra milizie rivali quest’anno e le violenze diffuse minacciano le elezioni presidenziali previste per la fine di questo mese. A fare il punto della situazione è stato ieri l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, presenti nel paese con una missione di mantenimento della pace (MINUSMA).

Oltre il 75% degli scontri documentati si sono verificati nella regione centrale di Mopti, ha detto il portavoce, Rupert Colville, e oltre la metà sono accaduti dopo il 1° maggio, il che evidenzia «un’escalation di attacchi presumibilmente effettuati da Dozo (cacciatori tradizionali) e elementi delle milizie Dogon contro villaggi occupati principalmente da membri della comunità Fulani», ha detto Colville.

I Dozo (o Donzo), sono protagonisti di un lungo conflitto con i pastori Fulani per terra, pascoli e acqua.

All’inizio di questo mese, i combattenti della milizia Dogon avrebbero ucciso 16 civili Fulani durante un raid in un villaggio. Le milizie Fulani e un gruppo jihadista legato ad al-Qaeda, con stretti legami con le comunità Fulani, hanno a loro volta attaccato i civili Dogon e Bambara. Ma i civili sono anche vittime delle repressioni dell’esercito.

I maliani si recano alle urne il 29 luglio per un voto importante, dopo sei anni di disordini politici, attacchi jihadisti e scontri etnici. Ma la situazione è degenerata negli ultimi mesi.
Il governo del Mali ha ripetutamente detto che i sondaggi – in cui il presidente in carica Ibrahim Boubacar Keita sta cercando la rielezione – andranno avanti come previsto, ma la violenza implacabile minaccia di limitare in modo significativo l’affluenza alle urne. (Reuters)