Per la prima volta in mezzo secolo le scuole cattoliche del Mali non riceveranno sostegno finanziario dallo stato alla riapertura dell’anno scolastico, previsto fra poco più di un mese. I lavoratori degli istituti stanno provando a correre ai ripari, visto che a rischio ci sono oltre 1.600 posti di lavoro e con loro corsi a cui partecipano circa 35mila studenti.
Il Sindacato dei dipendenti dell’istruzione cattolica (Syndicat des travailleurs de l’enseignement catholique – SYNTEC) ha presentato una causa contro l’ispettorato del lavoro per chiedere risarcimenti e la redistribuzione degli insegnanti nel settore pubblico a fronte della drastica diminuzione degli stipendi o della chiusura delle scuole. La sentenza è attesa per la fine di settembre.
Il contesto maliano
Per capire cosa sta succedendo è necessario fare un passo indietro. Da quando ha preso il potere nel 2022 con un golpe, il secondo nel giro di due anni, la giunta militare del generale Assimi Goita sta modificando radicalmente diversi aspetti della vita politica e sociale del paese.
I militari hanno promosso una nuova Costituzione – che è stata approvata con un referendum nel 2023 – eliminato i partiti politici, espulso l’esercito francese e rivisto drasticamente le relazioni diplomatiche con Parigi, promosso la creazione di un’alleanza con gli esecutivi militari che controllano Burkina Faso e Niger, l’Alleanza degli stati del Sahel (AES).
La Chiesa cattolica non è esente da queste trasformazioni. Nel 2024 il governo di Bamako ha deciso di sospendere una Convenzione che regolava il ruolo dell’istruzione cattolica nel paese, risalente al 1927, 12 anni dopo l’indipendenza conquistata dalla Francia.
Con la nuova politica, lo stato maliano avrebbe smesso di sovvenzionare l’80% dello stipendio delle scuole private cattoliche del paese, come previsto dall’intesa e come fatto nei 52 anni precedenti, anche se spesso con difficoltà e in modo particolare negli ultimi anni.
La decisione è stata motivata con la necessità di spendere le risorse del paese in modo più oculato, anche a fronte delle sfide costituite dalla guerra in corso con gruppi separatisti e jihadisti che operano in diverse aree del paese, e di garantire la laicità dello stato prevista dalla Costituzione. La decisione avrebbe dovuto già riguardare l’anno scolastico 2024/25 ma dopo dei negoziati è stata congelata per un anno.
In quell’occasione lo stato maliano si è impegnato quindi a coprire gli stipendi, con una spesa di oltre 2,8 miliardi di franchi Cfa, circa 4,2 milioni di euro, ma anche a saldare 1,5 miliardi di franchi Cfa (2,2 milioni di euro) di arretrati con la Chiesa.
Bamako ha anche rinunciato a un debito contratto con l’istituzione cattolica da quasi 500 milioni di franchi Cfa (760mila euro) e ha promesso di garantire la copertura del 50% di ogni trattamento di fine rapporto derivante dal taglio ai sussidi. La Conferenza episcopale, dal canto suo, ha assunto l’onere di trovare delle modalità per proseguire le sue attività anche dopo la fine del sostegno statale.
Un anno scolastico pieno di insidie
Adesso è giunto il tempo di trovare queste soluzioni e la situazione appare complessa. La diocesi di Bamako ha già annunciato la chiusura per un anno di 12 suoi istituti, fra cui alcuni ritenuti storici come il Lycée Notre-Dame du Niger e il Lycée Jean-Paul II. Gli studenti colpiti sono circa mille.
I lavoratori del settore, rappresentati dal SYNTEC, hanno denunciato nei mesi scorsi che all’orizzonte si prefigura un calo drastico dei loro compensi, che verranno «riportati a quelli degli anni ‘80». Una riduzione tale da rendergli difficile anche il solo mantenimento. Da qui quindi, la richiesta di risarcimenti e redistribuzione nel pubblico presentata a un tribunale della capitale Bamako.
In Mali la popolazione cristiana è pari a meno del 3% del totale ed è composta in grande maggioranza da cattolici. Pur rappresentando quindi una porzione esigua della società maliana, le scuole cattoliche hanno acquisito negli anni la nomea di istituti affidabili e anche prestigiosi. Vertici dell’amministrazione pubblica del paese si sono formati presso questi istituti e diverse realtà internazionali cattoliche evidenziano quanto queste scuole siano importanti nel favorire il dialogo interreligioso.
Una storia lunga 130 anni
Le prime scuole cattoliche del paese sono state fondate fra il 1889 e il 1904 dai padri bianchi in quello che all’epoca era stato denominato Sudan francese da Parigi. La prima per l’esattezza, il 15 maggio 1889 a Kita, circa 170 chilometri a est di Bamako nella regione di Kayes.
Gli istituti cattolici sono sopravvissuti alla fine del dominio coloniale francese e a oggi sono 138 dalle scuole materna alle università, stando ai dati comunicati dalla Direzione nazionale dell’insegnamento cattolico della Conferenza episcopale.
Gli studenti che frequentano questi istituti sono oltre 36mila mentre gli insegnanti sono più di 1.600. Il sistema educativo maliano contempla la presenza di scuole pubbliche, private, comunitarie e delle scuole coraniche e madrasse, che pure non ricevono finanziamenti pubblici.
Secondo le valutazioni del Pew Resarch Center, un think tank di base negli Usa che monitora il rispetto delle libertà di culto nel mondo, in Mali si registra un grado moderato di repressione governativa della libertà religiosa mentre un tasso elevato di ostilità sociale verso questo fenomeno.