I gruppi qaedisti si uniscono
Con un video postato in internet cinque gruppi qaedisti attivi nella regione del Sahel hanno annunciato la loro fusione e la nascita del movimento armato Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimeen, guidato dall’attuale capo dei terroristi tuareg Ansar Dine, Iyad Ag Ghaly.

Una nuova alleanza caratterizzerà il panorama jihadista dell’Africa sahelo-sahariana: il 2 marzo scorso i principali gruppi estremisti del Mali hanno postato su un forum islamista un video di sette minuti, che annuncia la loro unificazione in un’unica organizzazione chiamata Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimeen (Gruppo per l’affermazione dell’Islam e dei musulmani), che probabilmente verrà conosciuta con l’abbreviazione Nusrat al-Islam.

La dichiarazione è stata pubblicata anche dall’agenzia di stampa mauritana Ani, la stessa che nel gennaio 2013 diede in esclusiva le riprese del sanguinoso assalto di un commando di estremisti islamici all’impianto gasifero di Is Amenas.

La Ani ha diffuso un fermo immagine del filmato, che mostra cinque leader jihadisti seduti uno accanto all’altro, con al centro il capo del nuovo gruppo islamista saheliano, Iyad Ag Ghaly, attuale guida di Ansar Dine e uno dei principali protagonisti della seconda rivolta tuareg consumata tra il 1990 e il 1995.

Nel video, l’estremista tuareg spiega di aver voluto unificare sotto un’unica sigla i principali gruppi jihadisti, traendo diretta ispirazione teologica dai più importanti leader di al-Qaeda, come il capo supremo, l’egiziano Ayman al-Zawahiri, il talebano Mullah Haibatullah e l’emiro di al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim), l’algerino Abu Musab Abdelwadoud, il cui vero nome è Abdelmalek Droukdel.

Importante notare, che solo un anno fa Iyad Ag Ghaly era stato indicato come possibile  interlocutore nel processo di pace in Mali, ma sull’apertura aveva posto il veto assoluto l’allora primo ministro francese Manuel Valls che, influenzato dai ripetuti episodi di terrorismo che avevano colpito il suo paese, ritenne improponibile la possibilità di instaurare trattative con il leader di un gruppo jihadista. E la pubblicazione del video, in cui Ag Ghaly si proclama parte integrante di al-Qaeda, sembra dare ragione all’ex premier francese.

Quello che colpisce nel video è il manifesto desiderio espresso da Ag Ghaly di essere parte di una jihad globale, transnazionale, e non più ristretto in una logica territoriale. Nel filmato non vi è inoltre nessun riferimento a una specifica area geografica o a una singola azione, ma alla fine del video, il leader di Ansar Dine dichiara esplicitamente di essere stato ispirato dalle fusioni in atto tra i gruppi salafiti in Siria.

L’unione in un nuovo unico cartello islamista dei gruppi filo-qaedisti attivi in Africa nord-occidentale era stata anticipata da tempo dagli osservatori e un recentissimo studio dell’analista dell’Ifri, Marc Memien, paventava tale possibilità.

Gli altri quattro jihadisti che appaiono nel video sono gli “emiri” del nuovo movimento. Tra essi figura Amadou Koufa, leader fulani del Fronte di liberazione della Macina, attivo nel centro di Mali. Finora, le reali funzioni operative di questo predicatore non erano molto chiare, ma dopo questo video diventa una figura di riferimento che supera il contesto della jihad locale.

Il terzo uomo, che rappresenta il legame con Droukdel, è l’algerino Djamel Okasha, nome di battaglia Yahya Abu Hamman, capo dei mujaheddin dell’Emirato del Sahara, che aveva partecipato alla occupazione di Timbuktu nel 2012.

Il quarto jihadista nel video è Abou Abderrahmane el-Assanhaj, uno degli intellettuali di spicco di Aqim. L’ultimo è Hassan al-Ansari, uno dei luogotenenti più fidati del terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar, fondatore della Katibah al-Mourabitoun. 

L’assenza di Belmokhtar nel video si manifesta in tutta la sua evidenza e pone nuovi interrogativi sulla sorte del veterano del jihad antisovietico in Afghanistan, dato nove volte per morto e considerato il terrorista più ricercato del continente africano.