Verso il servizio militare obbligatorio
Al vaglio del parlamento una legge che reintroduce la leva obbligatoria, vista da molti come un tentativo di sedare i movimenti di protesta e il malcontento giovanile, alimentato dalla mancanza di prospettive lavorative e dall’inadeguatezza del sistema scolastico.

Dopo un mese di dibattito aperto sui social network e sui mezzi di informazione, il progetto di decreto che introduce il servizio militare obbligatorio per i giovani dai 19 ai 25 anni di entrambi i sessi e per la durata di 12 mesi, si appresta a passare al vaglio del parlamento. L’intenzione dichiarata è quella di migliorare “l’integrazione nella vita professionale e sociale dei giovani”, ma gli interrogativi sui veri motivi del ritorno della leva obbligatoria, abolita nel 2006 – allora era solo maschile e facoltativa per le donne -, si moltiplicano, come le resistenze all’interno della gioventù stessa.

Tutti si trovano d’accordo nell’escludere la finalità militare, un esercito moderno, quale il Marocco può vantarsi di possedere, non ha ormai più bisogno del reclutamento coatto. La dimensione sociale ed economica del provvedimento è il vero motivo dell’iniziativa. Il progetto prevede delle esenzioni per motivi di disabilità, di salute o di studio, venuti meno i quali i giovani, fino al compimento dei 40 anni di età, sono obbligati al servizio. La renitenza alla leva è sanzionata con pene da 1 a 12 mesi di carcere.

Molti mettono in evidenza il tentativo di imbrigliare e soffocare i movimenti di protesta che dal Rif alle regioni del sud, passando per il boicottaggio su scala nazionale di taluni prodotti delle multinazionali, hanno attraversato il paese da due anni a questa parte. La decisa repressione che ne è seguita non ha però messo fine alle agitazioni e al malcontento. L’ultimo rapporto del Consiglio Economico e Sociale rileva forti disuguaglianze regionali e territoriali, percepite sempre più come un’ingiustizia e capaci dunque di alimentare il senso di frustrazione e di protesta.

Si ricorda a questo proposito che la leva obbligatoria era stata istituita proprio nel 1966, dopo un anno di proteste giovanili e molti leader della ribellione si erano ritrovati così arruolati.

Altri evidenziano il dramma della disoccupazione che nelle città, in particolare, raggiunge il 40% dei giovani. Il servizio militare servirebbe dunque ad attenuare la mancanza di lavoro, ma i giovani lo considerano per lo più una misura inefficace e si sono organizzati sui social network per respingere la proposta, che il governo è tuttavia determinato a portare a termine.

Finora tutti i tentativi di migliorare il clima sociale sono falliti, le riforme sono rimaste inattuate a causa della lentezza della macchina amministrativa, malgrado le sollecitazioni e le purghe tra i ministri e gli alti funzionari decise da Mohammed VI. Allo scopo di aggredire alla base il forte disagio giovanile, il re ha dato vita anche ad una riforma del sistema scolastico. La scolarizzazione inizierà dai quattro anni e sarà obbligatoria fino al compimento dei 16 anni (attualmente 15 anni).

Sarà rivisto anche il modello pedagogico per ovviare a quella “fabbrica di disoccupati” cui corrisponde il modello attuale, secondo la denuncia del stesso re. La dispersione scolastica riguarda inoltre 2 giovani su 3. Uno spreco che il paese non può più permettersi. La cattiva qualità dell’insegnamento è legata anche all’insufficienza dell’investimento in campo educativo. Il 38% degli oltre 2 milioni di scolari frequenta classi con più di 40 allievi.

Nella foto: un uomo grida contro la polizia durante una protesta il 20 luglio 2017 ad Al-Hoceima. (Olmo Calvo / Al Jazeera)