Esortazione 'Querida Amazonia'
Con l’esortazione apostolica “Querida Amazonia”, Francesco porta la Chiesa a fare un passo ulteriore verso la costruzione del sogno di Dio e di Gesù di Nazaret dentro l’oggi. E con la capacità profetica di guardare al domani.

Quattro sogni inscindibili tra loro. Come i nodi di una corda che tiene interconnesse le strade di una Chiesa al fianco dei popoli indigeni. Di Querida Amazonia (Cara Amazzonia) e del mondo.

Non si era mai visto un documento di un papa con un titolo che non fosse nella lingua ufficiale della Chiesa, il latino. A testimoniare che a prendere carne deve essere anche, inesorabilmente, il linguaggio.

Così papa Francesco ci regala un’altra perla del suo itinerario con i discepoli di Gesù di Nazaret oggi sulla terra. La sua esortazione post-sinodale Querida Amazonia sorprende subito e lascia qualche delusione sul terreno. Forse di chi si aspettava aperture ai preti sposati e al diaconato femminile. Ma Francesco non rinuncia al sogno. Sa che ci vuole tempo e perseveranza.

Sempre con la convinzione di non fare sconti nella inesorabile denuncia del sistema di spoliazione e di morte che taglia foreste e speranze. Vuole farlo con i piedi per terra. E sognare un’Amazzonia che lotta, che difende la ricchezza culturale, che custodisce la bellezza, che accoglie comunità cristiane incarnate. Passi che vanno insieme, non uno dopo l’altro. Si intersecano.

Come sono interconnessi il Documento finale del Sinodo dell’Amazzonia – pubblicato a fine ottobre, al termine del Sinodo – e questa esortazione apostolica, uscita proprio nell’anniversario del martirio di Dorothy Stang, religiosa appassionata del Vangelo degli ultimi, nella terra sacra dell’Amazzonia.

Francesco ha preso il suo tempo per ribadire la forza di questo “camminare insieme” (questo vuol dire Sinodo) che non vuole sovrapporsi a quanto emerso nell’aula sinodale di ottobre 2019. Anzi, vuole ribadirlo con passione. E andare più in là. Vuole guardare oltre, gettando le basi per il cristianesimo che verrà. Uno stile di vita incarnato, come il paradigma dell’ecologia integrale che prende cuore e geografia dentro l’Amazzonia.

Con l’assunzione delle lotte e dei sogni dei popoli originari, capaci di saggezza ancestrale, minacciata dall’unica crisi socio-ambientale. Vuole riportare le intuizioni e l’ascolto dei popoli indigeni sulle strade del mondo per invitare le comunità cristiane ad esserci, con passione, al fianco delle vittime del saccheggio mondiale.

Una fede da vivere sulla strada. Sacramenti e liturgie che prendono volto e intuizioni di quella saggezza popolare in cui si innestano. Parola di Dio e vita del popolo si abbracciano per dare vita al Vangelo della fratellanza universale, dove le culture si contaminano per far scorrere nel mondo la speranza che oggi stentiamo a intuire.

Sogni che aprono strade spianate per i ruoli delle donne nelle comunità cristiane e dei ministeri o servizi ecclesiali dentro le varie realtà. In concreto: i vescovi possono istituire ministeri che danno autorità, riconoscimento pubblico e incidenza reale della donna nella guida della comunità cristiana.

L’esortazione di Francesco apre strade senza forzarle. La possibilità di ordinare persone sposate e guide esperte di comunità cristiane resta nel Documento finale del Sinodo ma in Querida Amazonia non viene approfondito. Il papa invita però con coraggio i vescovi locali a cercare di intuire quali ministeri ecclesiali con volto amazzonico possano meglio servire le comunità nel loro particolare contesto. Per assicurare la centralità della celebrazione dell’Eucarestia, fonte e culmine della vita cristiana.

Tradotto: cominciamo dalla prassi laddove è più urgente. Po,i lo Spirito continuerà a soffiare, con i suoi tempi, senza dividere. Verso la direzione obbligata di fare causa comune con i popoli originari e con tutte le vittime del mondo. Assumendosene le conseguenze naturali, fino in fondo.

Nella foto: papa Francesco a puerto Maldonado, nel sud-est del Perù, durante il suo viaggio apostolico in Perù, il 19 gennaio 2018. (Credit: Vatican News)