Assolto un ex ministro e il capo della polizia
Si riduce a quattro il numero degli imputati, che dovranno andare a processo, all’Aja, per crimini contro l’umanità, commessi in Kenya, durante le violenze post-elettorali del 2007-2008. Lo hanno deciso i giudici al termine di un’udienza preliminare della Corte Penale Internazionale dell’Aja. Tra gli accusati, due candidati alle presidenziali.

I giudici della camera preliminare della Corte penale internazionale dell’Aja (Cpi) hanno emesso, oggi, un giudizio di ammissibilità per le accuse presentate nei confronti di quattro dei sei imputati keniani chiamati a rispondere dei massacri avvenuti dopo le elezioni della fine del 2007, in Kenya.

La Cpi ha ritenuto sufficienti le prove presentate dal procuratore Luis Moreno Ocampo contro William Ruto (nella foto, in alto a sinistra), ex ministro per l’educazione superiore, Uhuru Kenyatta (nella foto, in basso a destra), vice premier e ministro delle finanze, Joshua Arap Sang (nella foto, in basso a sinistra), giornalista, e Francis Muthaura (nella foto, in alto a destra), capo del Servizio Civile. I quattro dovranno ora affrontare un processo per il ruolo che viene loro attribuito nella morte di oltre 1.200 persone nelle violenze post-elettorali.

Non luogo a procedere, invece, per l’ex ministro per l’industrializzazione, Henry Kosgey e l’ex capo della polizia, Mohamed Hussein Ali.
La decisione della Corte è stata presa a maggioranza, con due voti a favore – quello dei giudici Ekaterina Trendafilova e Cuno Tarfusser – e uno contrario – del giudice Hans Peter Kaul.

«Il giudice Kaul ha allegato un’opinione di dissenso in entrambi i casi, ritenendo la Cpi incompetente a decidere, perché i crimini commessi sul territorio della Repubblica del Kenya durante le violenze post-elettorali del 2007-2008, secondo il suo punto di vista, sarebbero crimini gravi che ricadono sotto la giurisdizione della legge keniana e non crimini contro l’umanità, così come previsto dall’articolo 7 dello Statuto di Roma», spiega il giudice Trendafilova.

Pacata la reazione degli accusati, due dei quali, Ruto e Kenyatta, già proiettati in una dura campagna elettorale per le presidenziali, attese alla fine del 2012.
I due esponenti politici, insieme a Muthaura, hanno già annunciato ricorso contro la decisione dei giudici.

«Vorrei ribadire, di fronte al popolo del Kenya e al mondo intero, che la mia coscienza è pulita. È chiaro e sarà sempre chiaro che sono innocente. Ho cooperato con la Cpi nel corso del processo e continuerò a farlo, perché credo nella legge», fa sapere Kenyatta, in un comunicato stampa diffuso oggi. Ruto, che non manca di ringraziare la madre, la moglie e i figli per il sostegno ricevuto, si dice estraneo ad ogni accusa e punta tutto sulla campagna elettorale: «Ci vediamo al voto – dice – Lasciamo che sia il popolo del Kenya a decidere».

 

I giudici hanno ritenuto sufficienti le prove presentate a carico di Ruto, che, con la complicità del giornalista radiofonico Sang, sarebbe indirettamente responsabile dei massacri, avvenuti in seguito ai continui incitamenti alla violenza.
Le prove avrebbero anche evidenziato le responsabilità di Muthaura e Kenyatta, accusati di aver manovrato la setta criminale dei Mungiki contro i supporter del partito rivale. (iaf)

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