Nuovamente arrestato l’ex primo ministro
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu chiede il ritorno della democrazia in Mauritania; pronta la replica del rappresentante mauritano alle Nazioni Unite. Intanto nel paese la gente scende per le strade con manifestazioni pro e contro il governo militare.

Martedì 19 agosto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è espresso all’unanimità sulla situazione in Mauritania contro il golpe che il 6 agosto ha portato i militari al potere. “Il Consiglio di Sicurezza domanda l’immediata liberazione del presidente e il ristabilimento immediato delle istituzioni legittime, costituzionali e democratiche”, si legge nella dichiarazione.

In Mauritania, nel marzo del 2007 si svolsero le prime elezioni presidenziali. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che si oppone a tutti i tentativi di cambiamento dei governi attraverso mezzi non costituzionali, ha condannato anche le azioni del Consiglio di Stato mauritano (formato da 11 generali e guidato da Mohamed Ould Abdel Aziz, ex capo della guardia presidenziale), che ora guida il paese. Condanne al colpo di stato sono giunte anche dall’Unione Africana, dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dall’Organizzazione della Conferenza Islamica.  

Abderrahim Ould Hadrami, rappresentante mauritano alle Nazioni Unite, ha prontamente replicato all’organo dell’ONU sostenendo che l’azione intrapresa dai militari non può essere considerata un colpo di stato, poiché tutte le istituzioni della repubblica stanno lavorando normalmente e le libertà fondamentali sono preservate. Il diplomatico africano, inoltre, ha invitato il Consiglio di Sicurezza ad informarsi meglio sulla situazione in Mauritania, dove, a suo giudizio, il cambiamento attuato presenta risvolti positivi.  

Da registrare manifestazioni di sostegno ai militari: il 18 agosto, a Nouakchott, oltre 22.000 persone (secondo la polizia, più di 30.000, secondo gli organizzatori) sono scese in strada a sostegno del generale Aziz. La sera del 19 agosto la polizia mauritana ha invece disperso una manifestazione sindacale di protesta (non autorizzata) contro il colpo di stato; gli organizzatori, fermati dalla polizia e interrogati per qualche ora, sono stati poi rilasciati.  

Intanto la Banca mondiale ha congelato i prestiti per lo sviluppo alla Mauritania, aggiungendosi così al crescente numero di organizzazioni internazionali e paesi che hanno sospeso gli aiuti a Nouakchott. La BM è attualmente impegnata in Mauritania con circa 366 milioni di dollari, a cui vanno sommati i 37 milioni di dollari stanziati per progetti per i prossimi tre anni. Stati Uniti e Francia hanno dichiarato che gli aiuti riprenderanno ad arrivare solo quando saranno ripristinate le istituzioni democratiche, mentre l’Unione Africana ha temporaneamente sospeso dai propri organi la Mauritania.

Il 21 agosto l’ex primo ministro mauritano Yahya Ould Ahmed Elwaghf è stato nuovamente arrestato dai servizi di sicurezza. Elwaghf si trovava all’entrata di Nouadhibou, la capitale economica della Mauritania, per partecipare a un meeting politico del FNDD (Fronte Nazionale per la difesa della democrazia) quando la polizia lo ha interrogato. L’ex primo ministro, già arrestato al momento del colpo di stato del 6 agosto e rilasciato cinque giorni dopo, si trova ora nuovamente agli arresti. democratiche dal 1960 (anno dell’indipendenza): vincitore Sidi Ould Cheikh Abdallahi, che promosse un governo democratico. Oggi l’ex-presidente è tenuto sotto custodia dai militari che hanno realizzato il golpe.