Burundi
Dall’esilio, il difensore dei diritti umani dice no al referendum costituzionale del 17 maggio perché rischia di innescare una nuova guerra civile. E si autocandida alla elezioni presidenziali del 2020.

A due settimane dal controverso referendum costituzionale del 17 maggio, che potrebbe consentire al presidente burundese Pierre Nkurunziza (in carica dal 2005 e a metà del terzo mandato) di mantenere la poltrona fino al 2034, si alza una voce che chiama i suoi concittadini a resistere.

È la voce di Pierre-Claver Mbonimpa che dall’esilio non smette di battersi per i diritti umani. Incarcerato a più riprese e sfuggito a un tentativo di omicidio nell’ottobre 2015, riceverà il 3 maggio a Bruxelles l’ennesimo riconoscimento internazionale per la sua azione. Gli verrà conferito il dottorato honoris causa dalla Libera Università di Bruxelles, insieme con l’attivista afroamericana Angela Davis, i cineasti Ken Loach e Costa Gravas, e all’ex ministro francese della giustizia Robert Badinter.

«Questo riconoscimento mi incoraggia a continuare a insistere per trovare una soluzione nonviolenta a problemi burundesi» dice Pierre-Claver Mbonimpa a Nigrizia. E accusa il governo burundese di essere il mandante del tentato omicidio e afferma di aver identificato il suo aggressore, in seguito ucciso per cancellare le prove: si tratta di un uomo dei servizi di sicurezza.

Secondo Mbonimpa c’è un rapporto diretto tra l’attentato del 2105 e il referendum del 17 maggio: si è sempre opposto al terzo mandato presidenziale di Nkurunziza (2015-2020) e ritiene che la Costituzione, frutto degli accordi di pace di Arusha del 2005, non vada emendata. È sua convinzione, infatti, che il referendum sia un tentativo di restaurare la monarchia.

Ha le idee chiare anche intorno alla natura del conflitto in atto nel paese. È convinto che non si tratti di un conflitto tra le due etnie principali (hutu e tutsi); anche perché, sottolinea, la maggior parte di coloro che erano contrari al terzo mandato del presidente erano membri del partito di Nkurunziza. E Mbonimpa stesso è hutu come Nkurunziza.

E, all’avvicinarsi del referendum, mette in guardia: «Dobbiamo fare in modo che il referendum non si svolga perché potrebbe provocare una guerra civile». L’associazione burundese per la protezione dei diritti umani (fondata da Mbonimpa), nel suo rapporto riferito al 2017, denuncia che sono state uccise 504 persone per motivi politici, e che a fine dicembre nelle carceri del paese c’erano 4mila prigionieri politici su un totale di 11.648 detenuti. Inoltre sono 400mila i rifugiati in Rwanda e Tanzania.

Stoccata finale. «Se mi presentassi alle elezioni presidenziali avendo come avversario di Nkurunziza – e il voto fosse libero e trasparente – Nkurunziza non avrebbe più del 20% dei consensi». Segno che quest’uomo di 67 anni, che oggi non ha agibilità fisica e politica nel suo paese, è disponibile a mettersi in gioco.

Nella foto Pierre-Claver Mbonimpa. Il 3 maggio, gli verrà conferito il dottorato honori causa dalla Libera Università di Bruxelles.