Italia / Federazione media culturali stranieri
Intervista a Marta Helena da Mata Almeida, redattore ed editore di Mundo Brazil, sul ruolo dei media nel dibattito sull’immigrazione.

Nigrizia.it ha intervistato Marta Helena da Mata Almeida, redattore ed editore di Mundo Brasil e Presidente della neonata Federazione.


Perché unirsi in una federazione?

 

 

 

 

Per vari motivi:

 

1°. Uscire dall’ombra. Ci sono centinaia di iniziative di media straniere presenti in tutt’Italia che lavorano direttamente con le loro comunità e che rappresentano le loro voci. Queste iniziative sono in gran parte sconosciute e alle volte anche ignorate sia dai politici che dai grandi media italiani.

2°. Unendoci in federazione ci permette non soltanto di aiutarci a vicenda, con una reciproca  pubblicità e creare una realtà sicuramente molto più marcante sul territorio, come di organizzarci per la raccolta di pubblicità e finanziamenti stanziati dagli Enti italiani ed europei.

3°. La Federazione permette a tutti i professionisti del settore, alle associazioni culturali ed ai promotori di cultura di presentarsi come voci autorevoli a riguardo delle diverse realtà dei cittadini stranieri, ma anche di presentare i loro paesi così come sono veramente, senza immagini stereotipate o tendenziose, nazioni ricche di culture, costumi e prodotti che contribuiscono all’arricchimento dei popoli di tutto il mondo.

4°. La Federazione, tramite i soci delle varie comunità, ha come obiettivo anche quello di individuare le reali necessità degli immigrati e farle conoscere tramite tutte le pubblicazioni aderenti, in modo che sia possibile stabilire cosa si deve fare per aiutare gli immigrati e come farlo, invece di provare ad indovinare, cosa che spesso succede tra quelli che si definiscono protettori o portavoce dei cittadini stranieri.

5°. La popolazione dei popoli migrati in Italia si aggira oggi intorno ai 7 milioni di persone, se non di più, giacché non sono considerati tutti quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana per diritto di nascita, matrimonio con cittadini italiani o perché vivono in Italia da più di 10 anni, ma che comunque saranno sempre legati al loro paese d’origine. La Federazione realizzerà anche degli studi periodici presso le varie comunità per stabilire le loro preferenze rispetto ai consumi di tutti i generi, che saranno accompagnati da una scala di voti da 1 a 10 in cui l’intervistato darà alle imprese presenti sul mercato.

6°. Lottare per avere la legittimazione dei professionisti stranieri presso gli Ordini dei Giornalisti, così come la diminuzione della burocrazia per il riconoscimento delle lauree dei paesi extra-europei. 

Gli immigrati in Italia: protagonisti o vittime dei media?

 

Gli immigrati sono allo stesso tempo protagonisti e vittime dei media. Tutti i giorni sentiamo parlare degli immigrati e questo è protagonismo. Però si sente parlare sempre male o con allarmismo e questo sembra proprio una persecuzione verso di loro. Ma credo che la responsabilità resta non soltanto dei media locali, ma anche degli immigrati che si fanno assoggettare da una realtà che non conoscono abbastanza bene, sia per la condizione sociale in cui vivono, sia per le difficoltà con la lingua. La stragrande maggioranza degli stranieri ha un atteggiamento di inferiorità nei confronti della società italiana e una piccola parte si difende additando una posizione aggressiva. Entrambe sono sbagliate. Non è vero che veniamo qui “a mangiare e a bere” e che “sputiamo nel piatto in cui ci danno da mangiare”, come alcuni sventolano in giro. Dobbiamo essere trattati da cittadini ed avere il rispetto cui abbiamo diritto.

È ora che i media comincino ad ascoltare con più attenzione quello che gli stranieri hanno da dire, ormai è diventato insopportabile che qualcuno venga chiamato in televisione a spiegare per la millesima volta che i musulmani non sono sinonimo di terroristi o le brasiliane delle prostitute.

La Federazione come strumento d’intercultura?

 

 

Sicuramente. La Federazione è nata proprio dall’idea di uscire dai ghetti, perché, per nostalgia, paura, solidarietà o semplicemente per pigrizia, ognuno di noi trova più facile rifugiarsi nella propria comunità. E finché saremo “tra di noi” ci stiamo autoghettizzando in piccole, povere ed inutili gabbie. Facciamo allo straniero di un altro paese la stessa cosa che gli italiani fanno a noi, ossia, manteniamo le dovute distanze. Peggio: ci sono quelli che si credono migliori degli altri, magari un brasiliano che guarda con distacco un colombiano, o uno srilankese che crede che le ucraine siano prostitute, o ancora il marocchino che detesta il cinese. Insomma, facciamo la guerra tra i poveri, ch’è la cosa più stupida del mondo ed è quello che ha, in ogni luogo ed in ogni tempo, fatto vincere i potenti. Adesso vogliamo metterci a confronto, vogliamo conoscerci, creare un legame di amicizia. È più facile per il cittadino straniero farlo, poiché dovendo allontanarsi dal suo paese e adottando un altro modo di vivere, ha comunque acquisito delle capacità elastiche di pensiero e di tolleranza. Se riusciamo a farlo tra gli stranieri, se costruiamo questa rete di solidarietà, amicizia e cultura, saremo una risorsa fantastica per un mondo migliore. Sono sicura che allora gli italiani capiranno perché saranno testimoni e compartecipi di questo processo.

Cosa manca secondo lei in Italia perché l’immigrazione sia vista come risorsa e non come un pericolo?

 

 

Io vorrei citare l’esempio del Brasile: nella sua storia ha ricevuto immigrati provenienti da tutte le parti del mondo e, al contrario di quello che è successo nel Nord America, le varie comunità non sono state ghettizzate, pure rimanendo fedeli ai loro costumi e religioni. Non che sia stato facile il processo d’immigrazione in Brasile, c’era tanta povertà e evidentemente abbiamo avuto anche noi casi di discriminazione. Ma oggi la nostra società è una miriade di visi, colori e culture che potrebbe servire di esempio di convivenza a tutto il mondo. La nostra maggior ricchezza è il nostro popolo e tutti quelli che hanno visitato il Brasile e hanno voluto vederlo con occhi più attenti hanno testimoniato questa realtà.

 

 

 

In Italia, così come nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, è necessario che i politici e i media smettano di fare fantasticherie rispetto agli immigrati, ma anche del protezionismo. Bisogna scendere in campo e conoscere questa gente. Da una parte ci vogliono sparare con i cannoni, dall’altra dicono che la nostra risorsa è importante perché gli italiani non vogliono più lavare i bagni e curare gli anziani. Secondo me, c’insultano entrambi. I cittadini stranieri sono molto di più che semplici badanti, spacciatori di droga o prostitute. Ci sono tantissimi laureati che stanno lavorando nei campi e sono trattati come animali da soma. Non vogliamo essere tollerati o compresi, vogliamo semplicemente vivere dove ci pare e piace, perché così lo fanno gli europei in gran parte dei nostri paesi e là non sono trattati come indigenti.

 

 

 

Un altro problema è che, se togliamo i casi d’alcuni paesi, dove esistono le guerre civili o le persecuzioni religiose, gli immigrati sbarcano nei paesi ricchi sperando nel paradiso terrestre ed è colpa del loro governo che non fa niente per fermarli e non si preoccupa nemmeno di fare una campagna informativa sulla vita degli stranieri poveri nel “primo mondo”. Ai governi sono molto comodi le immense somme di denaro che questa gente manda ai parenti lasciati nel loro paese, sono una risorsa importantissima per la bilancia commerciale e aiuta loro ad ottenere vantaggi presso gli organi bancari internazionali. Il trasferimento di denaro all’estero, è diventato un affare favoloso sia per i paesi ricchi che per i meno ricchi e ancora di più per le banche e le società finanziarie, grazie al lavoro degli immigrati.

 

 

Abbiamo bisogno anche di creare una coscienza di cittadinanza tra i popoli del mondo, perché i diritti dell’uomo sono usurpati in Italia cui le prime vittime sono i suoi concittadini, così come in Uganda, Etiopia, Brasile, Bangladesh, Cina, Stati Uniti, Inghilterra e così via. 

 

 

 

Ulteriori approfondimenti:


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