Sono i medici del Sudan, le persone dell’anno 2025 - Nigrizia
Conflitti e Terrorismo Editoriali Sudan
L'editoriale di dicembre 2025
Sono i medici del Sudan, le persone dell’anno 2025
01 Dicembre 2025
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti
Centro traumi, Khartoum (Credit: World Health Organization)

Il 2025 è stato un altro anno tragico per molti, intrappolati in conflitti feroci di cui ancora non si vede la fine. Non tutti affrontati in modo uguale dalla comunità internazionale e conosciuti dall’opinione pubblica. La situazione del Sudan è, per numero di vittime e mancanza di soluzioni percorribili a breve termine, la più grave crisi dell’anno, e probabilmente la meno conosciuta.

«Penso che sia il posto peggiore al mondo in questo momento; è la più grande crisi umanitaria e avviene nel buio, veramente – c’è stata un’attenzione di gran lunga troppo limitata per quello che succede in Sudan», ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale del Norwegian Refugee Council.

Eppure quest’anno così difficile, segnato dalla carestia che ha colpito varie aree del paese e da massacri di civili inermi come quello perpetrato a El Fasher, capoluogo del Nord Darfur, resterà nella storia del paese anche come l’anno della resilienza, della condivisione, della solidarietà.

L’anno dell’attaccamento al proprio dovere anche in condizioni estreme e della mano tesa al vicino che ha permesso di limitare le vittime di una tragedia ancora in svolgimento. Protagoniste le organizzazioni locali della società civile, come il Sudan Doctors’ Network, l’associazione dei professionisti del campo medico, che hanno garantito, per quanto possibile, le cure sanitarie anche a costo di mettere in pericolo la propria vita.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha recentemente quantificato l’impatto del conflitto sul settore: dall’inizio, nell’aprile del 2023, alla metà di quest’anno, 185 presidi sanitari sono stati attaccati e 1204 operatori sono stati uccisi. E poi, dopo 18 mesi di assedio e di attacchi continui agli ospedali, anche alle maternità e alle strutture pediatriche, c’è stata la presa di El Fasher da parte delle Forze di intervento di rapido, le Rsf.

Allora c’è stata la resa dei conti con coloro che avevano cercato, nonostante tutto, di tenere ancora viva la speranza data dalla cura. Nell’ospedale saudita, l’unico ancora funzionante, sarebbero state uccise 460 persone, ha detto profondamente scioccato Tedros Adhanom: pazienti, famigliari e operatori sanitari.

«Un silenzio raccapricciante» è sceso poi sulla città, ha dichiarato il Comitato di resistenza cittadino, un’altra delle organizzazioni della società civile che ha permesso alla vita di continuare nello scenario catastrofico del conflitto. In città, secondo il Sudan Doctors’ Network, i presidi sanitari «sono stati trasformati in macelli per esseri umani».

Eppure medici e paramedici sono ancora nel paese e operano dove e come possono: nei presidi sanitari ancora funzionanti, nei campi degli sfollati, nelle Emergency Response Rooms, luoghi dove i cittadini si sono organizzati per portare soccorso nel loro quartiere a chi ne aveva bisogno. Vi funzionano, con grandi difficoltà, anche cucine comunitarie che hanno evitato la morte per fame di centinaia di migliaia di persone.

Recentemente il loro contributo è stato riconosciuto e premiato in diverse prestigiose occasioni, aprendo una finestra di speranza per la loro azione, sempre a rischio, non solo per l’impatto del conflitto, ma anche per la mancanza di fondi, di cibo, di medicine che le organizzazioni internazionale faticano a far arrivare alla base, dove potrebbero essere usate efficacemente dai volontari locali.


Un’edizione speciale

Quest’anno la redazione di Nigrizia ha deciso di chiedere a giornalisti e collaboratori di selezionare la figura simbolo del 2025 in Africa. La risposta è stata: la società civile sudanese, e in modo particolare la rete dei medici e del personale sanitario che sta sostenendo la popolazione nella peggiore crisi umanitaria del pianeta, il Sudan Doctors’ Network. Perché il paese non è solo con la sua tragedia, ma c’è chi tenta ogni giorno di curarne le ferite e di guardare al futuro.

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