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Gli effetti dello scontro in atto nel Nordafrica
Mediterraneo: la partita del gas e dei migranti
La Spagna rafforza i legami con il Marocco e rompe con l’Algeria. Che a sua volta cerca di rafforzare le sue sponde diplomatico-energetiche con l’Italia. Sullo sfondo c’è sempre la battaglia per il Sahara Occidentale
11 Aprile 2022
Articolo di Luciano Ardesi
Tempo di lettura 7 minuti
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e il re del Marocco Mohamed VI

Mentre tutta l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica è rivolta verso la guerra in Ucraìna,  il Mediterraneo è paradossalmente tornato alla ribalta. Per l’Europa, Italia compresa, un’alternativa al gas russo passa da lì, anche se venisse da un’altra parte dell’Africa. Questo spiega il grande attivismo che lo circonda. Oggi il presidente del consiglio italiano Mario Draghi è ad Algeri, il 7 aprile il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez era in Marocco, accolto dal re Mohamed VI. Qualche giorno prima il ministro degli esteri algerino Ramtane Lamamra era in visita a Mosca, dopo aver ricevuto poco prima il segretario di Stato Antony Blinken a Algeri, in provenienza da Rabat.

Ma senza bisogno dell’Ucraina, il Mediterraneo vive già le sue proprie tensioni. L’Algeria ha rotto lo scorso agosto le relazioni diplomatiche col Marocco per l’ostilità nei suoi confronti e per il conflitto nel Sahara Occidentale, che vede da sempre Algeri a favore dell’autodeterminazione del popolo sahrawi. Tra il Fronte Polisario, il movimento di liberazione dei sahrawi, e il Marocco è ripresa, dal novembre 2020, una delle tante guerre oscurate ancor prima che cominciasse quella in Ucraìna.

E una guerra del gas non ha atteso quella tra Europa e Russia, perché dal novembre dello scorso anno Algeri ha deciso di non fornire più gas al Marocco, chiudendo il rubinetto del gasdotto verso la Spagna e il Portogallo, passando sul territorio del vicino. Lo scenario già così complesso, con una crescente tensione ai confini algero-marocchini, si è venuto complicando con la crisi ucraìna soprattutto per effetto delle scelte che i paesi che si affacciano sul Mediterraneo stanno effettuando.

La scelta di Sánchez

La prima mossa è quella di Pedro Sánchez, capo del governo spagnolo, che in piena crisi ucraìna decide il 18 marzo scorso di schierarsi a favore del piano di autonomia del Sahara Occidentale proposto dal Marocco come alternativa «seria e credibile» al referendum di autodeterminazione del Sahara Occidentale. Per Madrid si tratta di mettere fine alla grave crisi diplomatica, scoppiata nell’aprile di un anno fa, dopo aver ospitato in un ospedale spagnolo il leader del Polisario, Brahim Ghali, ammalato di Covid-19.

Per tutta risposta Rabat ha spinto migliaia di migranti all’interno di Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa marocchina. Per il paese nordafricano si tratta dell’ennesimo ricatto verso la Spagna e più in generale l’Europa, usando l’arma dei migranti, benché l’Unione europea si mostri generosa con il Marocco, affinché vesta i panni del gendarme. Con la decisione di Sánchez, ritorna a Madrid l’ambasciatrice marocchina, che era stata richiamata in patria all’inizio della crisi.

Malgrado la forte opposizione interna al governo e al parlamento, Sánchez tira dritto e suggella l’amicizia col Marocco con la visita nel paese il 7 aprile, anche se poche ore prima il parlamento spagnolo – su iniziativa di alcuni partiti, tra cui Unidas Podemos, partner del governo Sanchez – ha condannato la posizione assunta da quest’ultimo.

Il comunicato congiunto al termine della visita parla di una nuova pagine nelle relazioni tra i regni di Marocco e Spagna. Madrid riconosce il piano di autonomia come «la base più seria e credibile» per la soluzione del conflitto del Sahara Occidentale. Viene ristabilita la libera circolazione di merci e persone tra i due paesi, la cui chiusura, ufficialmente per causa Covid ma in realtà per la crisi diplomatica, aveva impedito la scorsa estate agli immigrati marocchini in Spagna di rientrare in patria. Non c’è traccia, invece, di un presunto riconoscimento da parte di Rabat della sovranità spagnola sulle enclave di Ceuta e Melilla, né di un accordo sul gas, mantenuto sotto traccia per non irritare ulteriormente il vicino algerino.

Algeri aumenta il prezzo del gas alla Spagna

La decisione di riconoscere il piano marocchino, infatti, arriva mentre lo stesso Sánchez negoziava con Algeri il mantenimento della fornitura di gas, attraverso il gasdotto diretto Algeria-Spagna e il trasporto via nave, che nei primi mesi di quest’anno si era ridotta della metà. L’Algeria aveva reagito duramente ritirando il proprio ambasciatore da Madrid, che intanto promette al Marocco il gas che il vicino non gli vuole più fornire. L’Algeria per ritorsione pensa ora di aumentare il prezzo del gas alla Spagna in un gioco diplomatico complesso che rimescola le carte nella regione.

Rete di gasdotti e oleodotti algerina verso l’Europa (Credit: S&P Global Plattas Analytics)

 

Italia terza incomoda

Preparata dai viaggi del ministro degli esteri Luigi Di Maio e dall’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, e da una intensa attività diplomatico-culturale, come la presentazione a marzo all’ambasciata italiana ad Algeri del libro su Enrico Mattei che aveva aperto la strada ai rapporti petroliferi tra Italia e Algeria, o il “Dialogo strategico” tra i due paesi che si è tenuto alla Farnesina a fine marzo, la visita odierna di Draghi ad Algeria suggella una scelta di campo per entrambi i partner. L’obiettivo è quello di permettere all’Italia di diminuire la dipendenza dal gas russo, acquistando altri 9 miliardi di metri cubi all’anno, che si aggiungono ai 10 destinati all’Eni che già transitano attraverso il TransMed, il gasdotto che porta il gas algerino a Mazara del Vallo attraverso la Tunisia. In questo modo si ridurrebbe di un terzo la dipendenza da Mosca che fornisce all’Italia 29 miliardi di metri cubi all’anno.

Il TransMed trasporta già ora altri 11 miliardi di metri cubi destinati ad altri operatori italiani e internazionali per un totale di 21 miliardi. Come è possibile raggiungere questo obiettivo ambizioso per l’Italia, ma anche per l’Algeria, la cui capacità di produzione ed esportazione era stata messa in dubbio? L’accordo con Algeri prevede una politica ad ampio raggio che comprende investimenti per rinnovare le infrastrutture del gas algerino, per aumentare la produzione di energia rinnovabile in Algeria in modo tale da diminuire il consumo interno del gas che assorbe ormai una quota consistente della produzione nazionale (circa il 60%). Da questo punto di vista la vera incognita sono i tempi, ma non solo.

Mosca, le relazioni speciali

L’Algeria, come il Marocco, è impegnata in un vasto gioco diplomatico. Algeri ha avuto nell’Unione sovietica prima e nella Russia poi un partner strategico, soprattutto in campo militare (69% dell’import di armi), anche se Algeri ha avuto l’accortezza di diversificare le sue fonti di approvvigionamento di armi che fa dell’esercito algerino il secondo in Africa dopo l’Egitto. Non può pensare di inimicarsi Mosca contribuendo a rendere l’Italia e l’Europa indipendenti dal gas russo se non fornendo contropartite. Per questo si registra l’attivismo della diplomazia algerina nei confronti della Russia. Se l’Algeria il 2 marzo, in occasione del voto all’Assemblea generale dell’Onu sulla mozione di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, si era astenuta, il 7 aprile ha invece votato contro la sua esclusione dal Consiglio dei diritti umani.

D’altra parte la Russia soggetta alle sanzioni dell’Unione europea  degli Stati Uniti e più in generale dei paesi occidentali non ha interesse a tagliare i ponti con l’Algeria e il Marocco. L’ambasciatore russo a Rabat Valerian Shuvavev, intervistato dall’agenzia spagnola Efe, ha  lasciato intendere che i due paesi potrebbero ricorrere al baratto o ad altre monete che il dollaro o l’euro per mantenere inalterato il livello degli scambi. Mosca esporta verso Rabat soprattutto minerali, mentre importa prodotti agricoli. Con ogni evidenza si tratta di una strategia che Mosca intende adottare nei confronti dei paesi amici, tra i quali non mancano quelli africani.

Il Marocco, tuttavia, tiene stretti i suoi rapporti con l’Occidente, e con gli Stati Uniti in particolare. In questa prospettiva Rabat rinsalda i rapporti con Israele dopo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche nel dicembre 2020. A fine febbraio ha firmato un accordo con una società israeliana per l’esplorazione di nuovi giacimenti di gas.

Tra Ucraìna, Russia e Mediterraneo, passando anche per il Sahara Occidentale, la partita del gas non finisce qui.

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