L’editoriale di Nigrizia – aprile 2006
La Commissione parlamentare incaricata di esaminare il caso Alpi-Hrovatin aveva terminato il suo lavoro d’inchiesta. Nigrizia chiese ai genitori di Ilaria di scrivere l’editoriale del mese di aprile 2006.
«Noi non smetteremo di lottare, continueremo il nostro impegno per la verità e la giustizia», le loro parole. Un obbligo anche per noi.

Secondo l’avvocato Carlo Taormina, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, nessun mistero, nessuna indagine scottante stavano svolgendo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia. Erano andati a Bosaso, al mare.
Sono degli eroi del giornalismo perché sono morti, ma nulla stavano cercando o avevano trovato circa ipotetici traffici di armi, di rifiuti o altro.

Solamente alcune giornate al mare, al sole. Nei ritagli di tempo, una visita alla strada Garoe-Bosaso, un’intervista al direttore del porto, anche per conoscere la situazione dell’epidemia di colera.
Non va dimenticata un’ampia visita al porto, accuratamente documentata dalle riprese di Miran Hrovatin.
Il dato più interessante è che, nonostante fosse in vacanza, Ilaria ha trovato il tempo per un’intervista di due o tre ore al sultano di Bosaso, come lui stesso ha riferito per la prima volta in audizione davanti alla Commissione. Purtroppo, di tutto ciò abbiamo solamente mezz’ora di registrazione: il restante (forse anche oltre l’intervista) è scomparso, come i block notes, la macchina fotografica.

Si sottolinea il paradosso che la relazione della maggioranza della Commissione cita tale audizione solo per sminuirne il valore e l’importanza.
Nonostante le ore passate al sole, Ilaria era riuscita a svolgere un’inchiesta a vasto raggio, prendendo contatto anche con il rappresentante dell’Unosom a Bosaso.
Ci risulta che la Commissione abbia trovato conferma delle minacce di morte ricevute da Ilaria a Bosaso; anzi, di più, che addirittura potrebbe essere stata «”trattenuta”, se pur per breve tempo, da esponenti di clan locali».

Si sa che Ilaria e Miran hanno dovuto ritardare il loro rientro a Mogadiscio perché l’aereo che dovevano prendere il 16 marzo è partito in anticipo. Bisognava forse avere il tempo per “accoglierli” a Mogadiscio.
20 marzo 1994 – 20 marzo 2006: dopo dodici anni, non abbiamo ancora la verità sull’assassinio di nostra figlia e di quello di Miran Hrovatin.
Non avremmo mai immaginato che la maggioranza di una commissione parlamentare d’inchiesta potesse arrivare a insultare la memoria e la professionalità di due persone che non possono replicare, rispondere, pur di sostenere una sua verità (un tentativo di sequestro finito male, una casualità, nessun mistero, nessun legame con il lavoro che i due professionisti stavano svolgendo in Somalia).
Ma noi che vogliamo la verità, nient’altro che la verità, chiediamo: su quali prove, fatti è fondata questa verità della maggioranza della Commissione? Non ce ne sono.

La relazione della minoranza di centrosinistra ha messo in evidenza come le ipotesi che collegano il duplice assassinio a traffici illeciti, già confermate nelle sentenze processuali, siano rafforzate proprio dal lavoro della Commissione, dal materiale documentale acquisito, dalle molteplici testimonianze.
Contiamo ora sul lavoro della magistratura, che potrà acquisire non solo le relazioni, ma anche tutta la documentazione.
Noi non smetteremo di lottare, continueremo il nostro impegno per la verità e la giustizia: vogliamo sapere chi ha sparato, perché, e chi ha ordinato l’esecuzione.
Ringraziamo Nigrizia e tutti coloro che ci sono stati vicini in questi lunghissimi dodici anni e ci hanno aiutato in questo nostro impegno.
Vogliamo ricordare le parole di Alex Zanotelli, pronunciate subito dopo quel tragico 20 marzo: erano un atto d’accusa, anche per queste due morti, contro la guerra e i trafficanti di armi.