Uganda / Proposta di legge
Sta per essere discussa in parlamento una proposta di legge, sollecitata dal governo, che punta controllare strettamente l’attività delle organizzazioni non governative, in nome della sicurezza nazionale. Secondo la società civile è «un attacco alla libertà di associazione e di espressione».

Nei giorni scorsi la società civile ugandese, ricca di 10mila organizzazioni non governative e 100mila gruppi comunitari, si è mobilitata contro la nuova proposta di legge che regolamenterà il settore (Non Governmental Organization Bill 2015). La proposta, approvata dal governo il 10 di aprile, sarà presto discussa in parlamento. Allarmante è il metodo con cui si è arrivati alla sua definizione.

Secondo un lungo servizio di The East African, la legge sarebbe stata elaborata fin dal 2013, ma il ministro degli interni, da cui dipende il settore, ne avrebbe negato l’esistenza. Quando poi una copia del provvedimento è diventata di pubblico dominio, il ministro avrebbe detto che non rispecchiava gli intenti del governo, a cui invece veniva presentata anche come strumento per rafforzare la sicurezza nazionale. Infatti, nel preambolo, si trova scritto che “il rapido aumento delle ong ha portato a metodi di lavoro e attività eversivi, che minano la responsabilità e la trasparenza del settore”. Il governo, per bocca del ministro dell’informazione e dell’orientamento nazionale, Rose Namayanja, dichiara inoltre che la legge fornirà gli strumenti anche per controllare il flusso delle abbondanti donazioni dall’estero verso le ong locali, che potrebbero potenzialmente essere usati per fomentare instabilità.

Gli attivisti ugandesi, invece, non hanno dubbi: la legge «nega l’essenza della libertà di associazione ed espressione». Nicholas Opiyo, direttore esecutivo di Chapter Four Uganda, associazione che si occupa di libertà civili, afferma che la legge dà alle autorità gli strumenti per mettere il bavaglio ai gruppi critici con il governo e per prendere di mira soprattutto chi fa advocacy e difende i diritti umani.

La società civile ugandese è stata particolarmente attiva nell’ultimo periodo nel contestare una legge che prevedeva fino alla pena di morte per gli omosessuali (poi cancellata dalla Corte costituzionale), nel chiedere trasparenza nel settore energetico e contro la corruzione dilagante. Per Opiyo è particolarmente preoccupante il fatto che la legge verrà, con ogni probabilità, discussa dal parlamento a ridosso delle elezioni, previste per il prossimo anno.

Deriva regionale

Preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani e per la violazione delle libertà di associazione ed espressione è stato anche espresso da Daniel Bekele, direttore esecutivo di Human Rights Watch, che, presentando il periodico rapporto alla commissione dell’Unione africana per i diritti umani e dei popoli, (Achpr), si è detto preoccupato per la situazione nel paese, soprattutto per la vaghezza delle leggi che permettono ampi margini di interpretazione. Ha inoltre affermato che i mezzi d’informazione e gli attivisti si trovano a subire intimidazioni e minacce, che arrivano fino all’arresto quando mettono il governo di fronte ai suoi fallimenti e alle sue responsabilità su questioni rilevanti, quali il rispetto dei diritti umani, la gestione della terra, il petrolio. Per questo l’Uganda sarà quest’anno monitorata con particolare attenzione da Human Rights Watch.

D’altra parte, l’Uganda sembra seguire una deriva regionale sulla limitazione degli spazi di libertà d’azione della società civile. Il Kenya ha recentemente presentato emendamenti alla sua legge che regolamenta il settore, suscitando non poche preoccupazioni nella società civile. È di pochi mesi fa, inoltre, la chiusura di oltre 500 gruppi comunitari, adducendo questioni amministrative, ma chiaramente come segnale della volontà di controllare molto più attentamente il settore.

Leggi certamente non meno restrittive si trovano in Etiopia e in Sudan, mentre il Sud Sudan si avvia nella stessa direzione, imboccata come alfiere primario dall’Eritrea, che ha di fatto espulso tutte le ong internazionali e chiuso quelle locali, ad eccezione delle organizzazioni di massa del partito unico, delegate ad organizzare il consenso per il regime e spacciate per vibrante società civile.