Export verso l'Africa

Se nel Nordafrica, fanno la parte del leone Parigi Mosca e Roma, nell’area subsahariana a dominare il mercato è Kiev.

Per le guerre africane sono servite e servono grandi quantità di armi e di munizioni. I dati elaborati dal Sipri ci dicono che nel quinquennio 2010-2014 l’89% del mercato mondiale è stato dominato da Stati Uniti (31%), Russia (27%), Cina (5%), Germania (5%), Francia (5%), Gran Bretagna (4%), Spagna (3%), Italia (3%), Ucraina (3%) e Israele (2%). Dieci paesi che detengono la quasi totalità del mercato mondiale.

Analizzando i dati analitici relativi all’export verso l’Africa, e in particolare verso l’area nordafricana e subsahariana, scopriamo che un ruolo di primo piano è rivestito dall’Ucraina, che copre quasi un terzo delle vendite totali dell’area, seguita dalla Francia, dalla Cina e dalla Russia (tutte con il 14%), nonché – ben distanziata – dall’Italia (con il 7%).

Tale graduatoria, peraltro, muta profondamente se la riferiamo alle due macroaree considerate. Infatti, nel Nordafrica mediterraneo la parte del leone, per così dire, la fa la Francia (14%), seguita dalla Russia (11%) e poi dall’Italia (5%); mentre nell’Africa subsahariana, un ruolo prevalente è detenuto dall’Ucraina (29%), seguita dalla Cina (10%) e da Israele (4%). Oltre a ritrovare quasi tutti i top ten del commercio mondiale di armi, possiamo notare come tali vendite siano fortemente connesse non solo con i legami storici (la presenza coloniale francese in Nordafrica, le forniture sovietiche ai paesi del centro Africa in funzione antioccidentale), ma anche con i nuovi rapporti economici (basti pensare alla penetrazione cinese).

Va ricordato che l’Africa, comunque (…)

 

 

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