Il cielo sopra i Grandi Laghi
Danilo Giannese

“Buonasera Papa Danilo, siamo di nuovo in guerra, la situazione è molto grave, nel momento in cui scrivo sento colpi d’arma da fuoco tutt’intorno”.

Questo messaggio l’ho ricevuto qualche giorno fa da Chance, un amico congolese che fa il guardiano notturno per una organizzazione umanitaria internazionale a Goma, il capoluogo del Nord Kivu, provincia della RD Congo orientale. “Papa”, da leggere come se ci fosse l’accento sulla a finale, è l’appellativo con cui ogni buon congolese, da queste parti, usa rivolgersi a ogni altro uomo, locale o internazionale che sia.

Le poche righe del messaggio di Chance ci riportano inesorabilmente alla guerra, alla violenza, agli scontri armati. Ma non la guerra di sottobosco, quella fatta da miriadi di milizie armate, la cui fiamma, tra le foreste e le montagne della RD Congo orientale, non ha mai cessato di essere viva e ardente.

Questa è la guerra ufficiale, quella che si gioca alle porte di una città strategica come Goma, quella che fa evacuare lo staff delle ong e che fa fuggire la popolazione locale oltre confine. Non è la guerra tra due eserciti, ma la guerra tra un esercito, quello della Repubblica Democratica del Congo, e un gruppo ribelle ben armato e ben equipaggiato come se un esercito lo fosse, il Movimento del 23 marzo (M23). È la guerra che viene presa sul serio e non quella che, ahinoi, viene considerata all’ordine del giorno e quindi pazienza se nelle terre remote del Nord Kivu ogni giorno ci sono morti ammazzati, donne stuprate e famiglie in fuga nella foresta.

Il messaggio di Chance interrompe brutalmente la tregua che da tempo si trascina stancamente tra le due fazioni. Tregua, interrotta per qualche giorno lo scorso maggio, che si incrocia con i negoziati che si trascinano anch’essi, stancamente, nella capitale ugandese Kampala, ormai dallo scorso novembre. E che sono ancora ben lungi dall’arrivare a un accordo, a un compromesso, a una soluzione tra il governo di Kinshasa e l’M23.

Le due parti si rimpallano la responsabilità di aver scatenato la ripresa delle ostilità. Ma questa volta, secondo fonti locali ben informate, sembrerebbe che dietro i nuovi scontri ci sia la volontà di Kinshasa di mostrare al nemico quei denti e quella forza che erano venuti inesorabilmente meno in quei giorni di novembre 2012, quando, senza colpo ferire, l’M23 si impossessò della città e umiliò i soldati regolari, che si diedero alla fuga con la coda tra le gambe.

Nei mesi scorsi la situazione era nettamente diversa e la sensazione era che i ribelli dell’M23 avrebbero potuto riconquistare Goma un’altra volta in qualunque momento. Da tempo si parla dell’invio di una nuova brigada di intervento delle Nazioni Unite nel Nord Kivu, composta da 3 mila uomini e con il mandato di dissolvere i gruppi ribelli.

La mossa di Kinshasa potrebbe voler accelerare il dispiegamento di questa forza. Una forza che in tanti hanno il timore si riveli altrettanto inefficace e costosa quanto l’attuale missione di pace dell’Onu già da anni dispiegata in questi luoghi, la Monusco.

Nel mentre, il Paese accusato pubblicamente di sostenere la ribellione dell’M23 siede nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membro non permanente.

Nel mentre, la popolazione di Goma torna a tremare e Chance, per l’ennesima volta nella sua vita, deve informarci del rumore sordo delle armi…