Povertà e ricchezza / Oxfam
Oggi al Word Economic Forum in Svizzera, considerato il "vertice dei potenti", ci sarà anche Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International. Nel 2014, l’1% della popolazione più ricca deteneva il 48% della ricchezza mondiale, lasciando il 52% al resto della gente. Nel 2016 supererà il 50%. Inaccettabile. Riuscirà la Byanyima a smuovere le coscienze?

Si apre oggi il tradizionale meeting annuale del World Economic Forum di Davos (Svizzera) che, fino al 24 gennaio, riunisce alcuni degli attori più importanti dell’economia mondiale. Quest’anno sono attesi 40 capi di Stato e di governo e 2.500 esponenti dell’economia e della società. Per rinnovare la propria immagine, a suo tempo contestata di “vertice dei potenti”, il Forum si è aperto di più alla società civile. Tra le sei personalità dell’economia mondiale designate a co-presiedere il Forum, quest’anno è stata chiamata anche Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International.

L’Ong inglese si è fatta precedere tre giorni fa da un rapporto dal titolo “Grandi diseguaglianze crescono” vale a dire sull’estrema e diseguale distribuzione della ricchezza, sempre più concentrata nelle mani di pochissime persone.

Nel 2014, l’1% della popolazione più ricca deteneva il 48% della ricchezza mondiale, lasciando il 52% al resto della popolazione; soprattutto l’80% degli abitanti della terra possedeva solo il 5,5% delle ricchezze. Se la tendenza in atto si dovesse confermare, già tra un anno, nel 2016 avremo che la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione supererà la parte spettante al rimanente 99% della popolazione mondiale. L’1% della popolazione, in altre parole, avrà più della metà della ricchezza del pianeta. Questa forbice avrà la tendenza a divaricarsi sempre di più. Del resto già oggi le 80 persone più ricche del mondo detengono tanta ricchezza quanta la metà della popolazione più povera, nel 2010 ci volevano 388 miliardari.

L’impressionante progressione della concentrazione della ricchezza è dovuta alle attività crescenti in importanti settori economici, in particolare la finanza, le assicurazioni, e soprattutto l’industria farmaceutica e la sanità, che risultano quelle più dinamiche. Come dire che la ricchezza aumenta maggiormente nel settore dei bisogni essenziali della gente.

Ogni anno le imprese che operano in questi settori spendono milioni di dollari in attività di lobbying per crearsi un clima normativo e amministrativo favorevole all’incremento dei propri affari. Particolarmente significativo è il confronto che il Rapporto fa con la situazione nei tre paesi africani colpiti dall’Ebola: Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Alcune industrie farmaceutiche hanno investito nella ricerca, e i loro costi non possono ancora essere definiti. Tre industrie farmaceutiche hanno donato, in contanti o in materiale medico-sanitario, 3 milioni di dollari per la lotta contro l’Ebola, ma questa cifra va pur sempre confrontata con i 18 milioni di dollari spesi solo in attività di lobbying. La Banca mondiale stima che nei tre paesi africani la perdita economica dovuta all’epidemia di Ebola ammonti nel biennio 2014-15 a 1,17 miliardi di dollari. Il Rapporto Oxfam fa allora un raffronto impietoso con uno dei miliardari dell’industria farmaceutica. L’imprenditore italiano Stefano Pessina, che figura nella classifica Forbes dei più ricchi del mondo, ha visto aumentare in un solo anno la propria fortuna di 4 miliardi di dollari. Come dire che un terzo di questo balzo basterebbe ad ammortizzare i costi di Ebola.

Il Rapporto di Oxfam si conclude con alcune raccomandazioni per combattere le diseguaglianze e la povertà. E Chissà se Winnie Byanyima riuscirà con queste stesse esortazioni a smuovere le coscienze dei ricchi e potenti della terra oggi al World Economic Forum in Svizzera.

Nella foto in alto un bambino in Sud Sudan. (Fonte: John Ferguson photography per Oxfam International).

La vignetta sopra dal titolo “USS Inequality”. Nella nave della diseguaglianza la classe media e i poveri urlano: “La nave sta affondando!”, mentre i ricchi rispondono: “Ah si? I gradini più bassi forse…”. di Khalil Bendib, vignettista di OtherWords.org