NON SONO RAZZISTA MA – DICEMBRE 2017
Marco Aime

Cheick è un ragazzo senegalese, ha diciannove anni e vive in un paese nei dintorni di Torino. Ogni giorno prende il treno per raggiungere il capoluogo piemontese e si reca nel posto dove svolge il suo apprendistato. Cheick vive con una famiglia italiana, che lo ha accolto e adottato all’interno di un progetto della Pastorale Migranti. Per rendere più agevole il percorso stazione – posto di lavoro, i suoi “genitori” gli hanno comperato una di quelle bici pieghevoli, che vanno molto di moda oggi, soprattutto tra uomini in giacca e cravatta, che si recano in ufficio.

Un giorno, mentre attende il treno per rientrare a casa, si reca nell’ufficio informazioni dell’agenzia di trasporti. Lascia la bicicletta fuori dall’ufficio e quando la riprende per raggiungere il treno, si sente bloccare da tre poliziotti che gli chiedono: “Di chi è questa bici? Non è tua!”. Inutili le rimostranze di Cheick, i tre agenti lo portano nell’ufficio dell’azienda di trasporti pubblici Gtt e chiedono a tutti se la bici apparteneva a qualcuno di loro, se fosse stata rubata. Nessuno ha detto nulla e alla fine lo hanno lasciato andare.

Umiliato per il trattamento subito, Cheick risale sul treno, torna a casa avvilito e racconta tutto alla famiglia che lo accoglie, la quale, dopo una riflessione, decide di rendere pubblico il fatto. Giustamente, perché non si possono lasciare sotto silenzio episodi come questo, che sono il segnale, sempre più preoccupante, del crescente razzismo italiano.

Non era la prima volta, era già accaduto. Ora è costretto ad andare in giro con lo scontrino, per paura delle accuse. Questo però non cancella l’umiliazione e la vergogna. La vergogna di chi non riesce a concepire che un ragazzo con la pelle nera possa avere una bella bicicletta, di chi non avrebbe mai fermato un suo coetaneo bianco, né lo avrebbe trattato in quel modo. Una vergogna ancora maggiore se si pensa che questa persone rappresentano lo stato.

È questo il razzismo strisciante, che per certi versi è peggiore delle dichiarazioni becere e smodate di certi gruppi estremisti che nulla rappresentano se non loro stessi. È più subdolo, perché si camuffa da espressione della legalità, mentre invece si basa sul pregiudizio più profondo: un ragazzo africano, deve essere per forza povero e se ha una bici, deve essere per forza un ladro.

Scontrino
Il quotidiano La Stampa riporta che altre volte Cheick ha dovuto difendere la sua bicicletta. Mentre era per strada, è stato fermato da un uomo che sosteneva che la bici era di un suo collega, al quale era stata rubata. Ecco perché deve portare sempre con se lo scontrino che certifica l’acquisto.