GIUFA' – DICEMBRE 2019
Gad Lerner

In tutti i dibattiti politici sul Memorandum italo-libico sui migranti, tacitamente rinnovato dal nostro governo (con la vaga promessa di introdurvi maggiori tutele umanitarie), è passata come dato di fatto inconfutabile quella che invece è una grande bugia: sarebbe effetto di quell’accordo il drastico calo del flusso migratorio dall’Africa subsahariana verso l’Europa. Insomma, ci piacciano o non ci piacciano il metodo spiccio e la relazione instaurata con personalità insensibili alla tutela dei diritti umani, i risultati darebbero ragione ai fautori del Memorandum.

Troverei sbagliato personalizzare, attribuendo al solo Minniti, ministro dell’interno del governo Gentiloni dal 12 dicembre 2016 al 1° giugno 2018, il merito o la colpa – a seconda dei punti di vista – di tale scelta che è stata viceversa condivisa dai suoi colleghi di partito e perpetuata dai loro successori al governo.

Capisco che per i politici italiani che misurano il loro consenso sul drastico calo degli sbarchi, rivendicare l’efficacia dell’accordo stipulato con le autorità libiche sia conveniente. Ma la verità è un’altra, e lo sanno bene tutti gli esperti di flussi migratori.

Nessuno, ma proprio nessuno fra coloro che decidono di emigrare dai villaggi e dalle città subsahariane, lo sceglie in base a informazioni precise sull’orientamento politico dei governi europei.

È pura illusione credere che dei provvedimenti assunti a Roma possano esercitare un qualsivoglia effetto dissuasivo. I migranti partono alla spicciolata, e nella maggioranza dei casi è nel corso del loro viaggio (che spesso dura anni, nel corso dei quali cambiano le normative e gli equilibri di governo) che entreranno in contatto con le organizzazioni dei trafficanti.

Come è noto, la grandissima maggioranza dei migranti segue rotte intra-regionali e mira a trovare occupazione nei paesi più vicini a quelli di origine. I migranti preferiscono destinazioni africane, selezionate in base a opportunità di lavoro, affinità culturali e reti di contatti: il che significa che relegano la destinazione europea a ultima scelta.

Invece di illudersi che basti fare la voce grossa per stoppare le partenze, sarebbe più utile studiare le cause geopolitiche e climatiche che modificano le destinazioni dei flussi. Basterebbe, in proposito, leggersi i brevi appunti del ricercatore Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) Giovanni Carbone: “Le migrazioni intra-africane: un’introduzione”, reperibile facilmente online.

Proiettando nel futuro le dinamiche dell’emigrazione dall’Africa all’Europa, Neodemos ha elaborato i dati forniti dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), calcolando un flusso quantificabile in poco più di 300mila arrivi annui, con tendenza al calo. Una cifra importante, ma tutt’altro che un’“invasione”, visto che riguarda l’intera Unione europea.

Per governare tali flussi, dunque, sarebbe il caso di liberarci dalla bugia consolatoria sui superpoteri del Memorandum.