LE AFRICHE IN ITALIA – DOSSIER APRILE 2018

Già la nuova legge sulla cooperazione riconosce nella diaspora un soggetto attivo. Ciò che serve ora è una mappatura delle associazioni strutturate e lavorare al rafforzamento di quelle che ancora non lo sono. Se n’è discusso approfonditamente in un convegno a Roma.

Dal lato dell’accoglienza, bisognerebbe coinvolgere la diaspora in politiche concordate non solo per la gestione degli arrivi o dei ritorni volontari al paese di origine, ma anche per rendere più sicuri ed efficaci gli ingressi. Anziché spendere soldi per esternalizzare le frontiere italiane ed europee in Africa o mandare militari in loco, si potrebbero immaginare scuole, centri di cultura e corsi di lingua italiana sul territorio africano, gemellaggi e scambi di studenti tra università di città italiane e città africane in cui la diaspora africana in Italia possa giocare un ruolo attivo.

Dall’altro lato, tuttavia, bisogna essere consapevoli che il flusso migratorio è solo una delle componenti della diaspora. Si impone così la necessità di non relegarla solo sul tema emergenziale dell’accoglienza, ma collaborarci per trovare il modo di rendere l’immigrazione un fattore che riduce la povertà, aumentando lo sviluppo tanto nei paesi di origine quanto in quelli di arrivo. Aspetti negati da una politica di repressione e di non riconoscimento dei diritti dei migranti.

A livello internazionale ed europeo, governi e organizzazioni hanno iniziato a ragionare da tempo in questi termini, in ambito più o meno istituzionale. In Italia, si è cominciato a farlo di recente con i progetti di co-sviluppo, che tuttavia sono iniziative per lo più relegate alla cooperazione decentrata, in assenza di una politica nazionale strutturata in questo senso.

Primi passi

Si stanno tuttavia compiendo dei primi passi anche in questa direzione. Di questo si è discusso al convegno Migrazione, accoglienza, inclusione, co-sviluppo. Il ruolo delle diaspore Med-africane organizzato da Cipmo (citato nel box). In apertura dell’evento, l’allora viceministro degli affari esteri, Mario Giro, ha espresso la necessità di una collaborazione con la diaspora: «Siamo diventati i campioni mondiali dell’emergenza, del salvataggio e della prima accoglienza. Ma c’è ancora il problema dell’integrazione. La presenza dei cittadini stranieri è necessaria per la nostra economia, anche per aprire nuove prospettive: sono un valore per noi, ma devono organizzarsi e diventare soggetti politici». Il cambiamento di prospettiva delle nostre istituzioni, da un approccio di puro assistenzialismo all’individuazione dei migranti come opportunità, ha iniziato a farsi strada con…

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