I Paesi Bassi copiano l’America di Trump e l’Italia di Meloni e decidono di inviare decine di persone migranti di origine africana in Uganda. Una sorta di copia e incolla dell’accordo che l’amministrazione USA ha sottoscritto lo scorso agosto con Kampala, che dovrebbe partire con inizio 2026.
A darne notizia il Financial Times, che riporta le parole del ministro dell’Immigrazione e degli Affari Esteri David van Weel, che ha parlato di un hub di transito in terra ugandese.
Un piano che porterà ricorsi in appello ma, il ministro è convinto, funzionerà, perché «conforme al diritto internazionale, al diritto europeo e alle nostre leggi nazionali». Parole che ricordano tanto il patto Italia-Albania o l’altrettanto controverso – e infine bloccato – piano del Regno Unito di inviare richiedenti asilo in Rwanda.
Il progetto pilota al vaglio del governo dell’Aia dovrebbe riferirsi a persone africane provenienti da paesi vicini all’Uganda, uomini e donne che “non hanno il diritto a rimanere in Europa”.
Per mettere in funzione tale accordo, i Paesi Bassi avrebbero chiesto all’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) di gestire i centri di detenzione in terra ugandese.
L’intesa ha scatenato una forte reazione da parte dei partiti di opposizione e delle organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International. Se il progetto andrà in porto o meno dipenderà anche dall’esito delle prossime elezioni parlamentari in programma nel paese il 29 ottobre.