Tripoli e i diritti umani
In un rapporto pubblicato oggi, si afferma che i cittadini stranieri che attraversano il paese di Gheddafi per arrivare in Europa, fuggendo da povertà, persecuzioni e conflitti, spesso trovano carcere e tortura. Ma l’Europa continua a cooperare con Tripoli. Un appunto anche a Malta.

«I migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo in fuga dalla persecuzione e dai conflitti armati vanno incontro alla tortura e al carcere a tempo indeterminato nel loro tentativo di arrivare in Europa attraverso la Libia». Lo afferma Amnesty International nel pubblicare un nuovo rapporto: “Cercare salvezza, trovare paura: rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia e a Malta

 

 

Spiega Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty: «In Libia i cittadini stranieri, compresi i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti, si trovano in una condizione di particolare vulnerabilità e vivono nella costante paura di essere arrestati e detenuti per lunghi periodo di tempo, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni. Inoltre, molti di essi temono di essere espulsi verso i paesi di origine, senza alcuna considerazione per il concreto rischio di subire persecuzioni una volta fatti rientrare».

 

 

Secondo Amnesty, «i rifugiati e i richiedenti asilo in Libia vivono in un limbo legale che non tiene conto del loro bisogno di protezione». La Libia non ha firmato la Convenzione Onu sullo status di rifugiato del 1951 e non ha un sistema d’asilo in vigore. Quest’anno, a novembre, il governo ha pubblicamente respinto la raccomandazione di ratificare la Convenzione e sottoscrivere un memorandum d’intesa con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Acnur, per consentire a quest’ultima di assistere i rifugiati e i richiedenti asilo in Libia.

 

 

«Torture e altre violazioni ai danni di rifugiati, richiedenti asilo e migranti – sottolinea Amnesty – sono un fatto sistematico in Libia. I guardiani delle carceri prendono spesso a pugni i detenuti o li colpiscono con tubi di metallo o bastoni. Chi osa protestare per le condizioni di detenzione o chiede assistenza medica rischia di subire ulteriori aggressioni o punizioni».

 

 

Ciononostante, a ottobre, la Commissione europea ha sottoscritto con le autorità libiche una “agenda per la cooperazione” sulla «gestione dei flussi migratori e sul controllo alle frontiere», valida fino al 2013 e in base alla quale l’Unione europea metterà a disposizione della Libia 50 milioni di euro.

 

 

Oggi Amnesty International ha lanciato un appello alla Commissione europea e all’Italia chiedendo che i diritti umani e le garanzie per i rifugiati, richiedenti asilo e migranti siano al centro della cooperazione con la Libia.

 

 

C’è poi il capitolo Malta. Tra il 2002 e il 2009, si stima che 13.000 persone siano arrivate a Malta dalla Libia. Malta, tuttavia, non si è rivelata il rifugio sicuro che speravano di raggiungere. Sulla base delle leggi maltesi, ogni persona che arriva per la prima volta sul territorio, compresi i richiedenti asilo, viene considerata “migrante proibito” e rischia la detenzione obbligatoria fino a 18 mesi. I rimedi legali esistenti per opporsi alla detenzione sono stati giudicati inefficaci dalla Corte europea dei diritti umani.

 

 

Sottolinea Smart: «La posizione geografica di Malta significa che questo paese deve affrontare flussi ampi e misti di migranti irregolari e richiedenti asilo. È chiaramente un compito impegnativo che, tuttavia, non solleva Malta dal rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale e regionale dei diritti umani in materia di rifugiati, tra cui la Convenzione europea sui diritti umani. Le autorità maltesi devono garantire che le operazioni d’intercettazione e di soccorso in mare non determinino il rinvio forzato o l’espulsione di persone già in condizioni di vulnerabilità verso la Libia o verso altri stati dove si troverebbero nel rischio concreto di subire gravi violazioni dei diritti umani».