Fiesole / Fare comunità

Il rettore dice di aver risposto a un appello arrivato dall’Alto. Fatto sta che da oltre un anno 14 seminaristi si preparano a diventare preti anche ospitando 11 nigeriani cristiani e 2 bengalesi di fede islamica. Un tirocinio che fa bene a tutti.

È fuori dell’ordinario che un seminario vescovile del diciassettesimo secolo ospiti un gruppo di richiedenti asilo. E che siano preti e futuri preti a occuparsi di tutto, senza l’aiuto di professionisti, è ancora più insolito. Ma ciò che lascia davvero a bocca aperta è scoprire come è nata l’idea e come è maturata la decisione al seminario di Fiesole, due passi sopra Firenze.

Lo racconta tutto d’un fiato il rettore, don Gabriele Bandini: «Il 18 aprile del 2015 ci fu un naufragio al largo delle coste libiche con circa 700 morti. Il nostro vescovo aveva indetto una preghiera diocesana per le vittime. La mattina del giorno in cui saremmo andati a pregare mi chiama il sindaco di Fiesole, dicendomi che la prefettura chiede al comune di accogliere sei o sette migranti, non ci sono però alberghi o altre strutture e ci chiede se noi si può accogliere queste persone».

E quindi? «Sentii immediatamente la difficoltà di andare a pregare per quelle persone e poi chiudere la porta. Ho letto fin da subito un appello che il Signore stava facendo al nostro seminario. Mi è tornata alla mente anche l’Evangelii gaudium, in cui il papa scrive che nessuno può dire che deve occuparsi di altre cose per non occuparsi dei poveri… Queste parole mi sono rimaste dentro come un pungolo».

Dire di no era difficile. Ma anche accettare la richiesta non era scontato. «Ne parlai con il vicerettore e la sera stessa, prima dell’inizio della veglia, incontrando il vescovo, gli dissi:… (Per proseguire la lettura vai alla sezione abbonamenti)

 

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Don Gabriele Bandini, rettore del seminario

Anderson Pacchiarini, seminarista

Carlo Midelio, seminarista

Lorenzo Lachi, seminarista

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