Continuano imperterrite le stragi nel Mediterraneo al largo delle coste libiche e tunisine, ma anche nei pressi di Lampedusa, nell’indifferenza collettiva di un’Europa che ha scelto la centralità dei soldi, che creano divario tra chi ha e chi non ha, e non delle persone.

Da inizio anno, nella grande fossa comune a cielo aperto che è oggi il Mediterraneo, i morti sono 886 secondo i dati diffusi ieri dalle Nazioni Unite. Ma il numero reale delle vittime è di certo maggiore. Volti e storie di cammini sofferti tra mille difficoltà, fughe, stupri e torture, e il sogno incontenibile di farcela. Persone, non numeri, perché con i «poveri non si fanno statistiche», sostiene il cardinale e vescovo emerito di Agrigento don Franco Montenegro, raggiunto da Nigrizia.

In occasione della memoria dei morti in mare e del grido di papa Francesco, che otto anni fa, da Lampedusa, lanciava al mondo il monito “dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9) don Franco, da sempre al fianco degli impoveriti, non risparmia la sua appassionata critica ad una società indifferente e “abituata alla morte” e a una Chiesa stanca che non sa più reagire.

«Papa Francesco da Lampedusa aveva gridato “Mai più!”», sostiene don Franco, «ma poi abbiamo assistito a tante altre notizie di naufragi e stiamo aspettando il prossimo». Si dice amareggiato e preoccupato, il cardinale, di fronte ad una Chiesa che tace, che non prega più per i migranti e che non si sa più commuovere.

Ha parole forti anche nei confronti di un’Italia e di un’Europa che da trent’anni, da quando il fenomeno migratorio nel Mediterraneo ha assunto una rilevanza considerevole, non sono in grado di prendere in mano la situazione per darne una soluzione strutturale.

Anzi, perseguono ostinatamente la «cultura dei muri» – una tentazione denunciata con forza nell’enciclica Fratelli Tutti (Ft 27) -, le politiche di respingimento e di rimpatrio, e l’esternalizzazione delle frontiere che affida ad altri governi, come quello libico, il blocco dei flussi migratori, in cambio di soldi.

L’unica strada percorribile per le comunità cristiane, di fronte al fenomeno migratorio, è, per don Franco, il ritorno all’essenza del Vangelo, senza sconti, e della giustizia, senza cui non c’è Eucarestia. Parole profetiche per una Chiesa all’ultima chiamata per recuperare umanità, credibilità e radicamento nella Buona Notizia di Gesù di Nazaret.

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