Ormai è questione di pochi giorni. Poi, la nave della onlus ResQ People Saving People prenderà il largo, per la sua prima missione nel Mediterraneo centrale. Un progetto italiano, nato dal basso, realizzato grazie al sostegno di migliaia di cittadini, istituzioni religiose e organizzazioni che, seppure in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, ha dato il proprio sostegno, ideale, umano, professionale e finanziario, per permettere di salvare vite nel cimitero del Mediterraneo.

L’organizzazione è nata nel dicembre 2020 e «abbiamo da subito riscontrato una grande adesione – racconta a Nigrizia il presidente, Luciano Scalettari – che ci ha fatto capire che, al di là della bolla dei social, che fa apparire gli Italiani un po’ diversi da quello che in realtà sono, in Italia c’è una larga parte della popolazione che condivide con noi questa rabbia, questo senso di impotenza, questa vergogna per il continuo stillicidio di morti innocenti in mare e per l’indifferenza dell’Italia».

«Circa un mese fa siamo riusciti a comprare la nave (la Alan Kurdi, già operativa in mare con l’organizzazione tedesca Sea-Eye, ndr) – spiega il presidente di ResQ – con i 400mila euro raccolti grazie a oltre 3mila donatori». Certo, aggiunge, «più siamo e più è facile per tutti, perché ogni missione ha dei costi non indifferenti da sostenere».

La nostra missione è prima di tutto salvare persone che stanno per annegare, in osservanza delle leggi internazionali e della Costituzione italiana, ma tra gli obiettivi che ci siamo prefissati, spiega ancora Scalettari, c’è anche quello di «cambiare la narrazione che viene fatta delle migrazioni, strumentalizzata da certa stampa in modo fazioso e del tutto fasullo». «Ora – aggiunge Scalettari – speriamo che anche la politica, in Europa e in Italia, cominci a mettere questi punti in cima all’agenda e che cominci a sostenerci».

 

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