Immigrazione / Rapporto Carta di Roma
Pubblicato il terzo "Rapporto Carta di Roma" su come quotidiani e Tg italiani trattano le notizie sull'immigrazione. Quest'anno la visibilità è cresciuta notevolmente toccando punte record nei Tg. Le notizie scadono ancora troppo spesso nell'allarmismo ingiustificato. Cresce l'accostamento fra profughi e terrorismo. A ciò però non corrisponde un aumento della paura nell'opinione pubblica italiana.

Mai come quest’anno l’immigrazione e stato un tema “caldo” sui media italiani. Le tragedie nel Mar Mediterraneo, soprattutto quelle che hanno visto come vittime i bambini, il flusso senza precedenti di migranti verso la frontiera Europa e le forti divisioni tra i paesi del continente circa la volontà di accogliere rifugiati e richiedenti asilo hanno fatto registrare un incremento significativo della presenza dell’argomento sui media di casa nostra.
E lo scenario che emerge dal terzo rapporto dell’Associazione Carta di Roma dal titolo “Notizie di confine”, presentato stamane alla Camera dei Deputati, che ha analizzato, nei primi dieci mesi del 2015, le prime pagine di 6 quotidiani italiani (Corriere della Sera, il Giornale, Avvenire, l’Unità, la Repubblica e la Stampa), per un totale di 1.644 edizioni giornaliere, e i Tg in prima serata delle sette reti generaliste italiane (Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto e La7), per un totale di 38 mila servizi analizzati.
Rispetto all’anno precedente, nel 2015 le notizie sull’immigrazione sui quotidiani si caratterizzano per un incremento che va dal 70% al 180%, mentre nei Tg nazionali (nella fascia prime time) i servizi sono stati 3.437, un numero record, il più alto registrato negli ultimi 11 anni.
La visibilità mediatica, sia sulla carta stampata che in televisione, e stata continua ma per avvenimenti particolari si sono segnalati picchi d’attenzione, con i quotidiani che hanno dedicato all’argomento 4/5 titoli al giorno in prima pagina e i Tg che hanno riportato anche 7 notizie per edizione. Basti pensare che il tema immigrazione non e stato presente sui quotidiani solo per 39 giorni del 2015.

No deriva xenofoba
Il rapporto evidenzia anche come in concomitanza di questi picchi di interesse (soprattutto in televisione) il tono della comunicazione sia stato molto spesso allarmistico e sensazionalistico, ma sottolinea comunque come alla crescita netta della visibilità dell’immigrazione non sia corrisposto un aumento della paura e dell’insicurezza nei confronti di migranti e profughi.
Il perché lo spiega Ilvo Diamanti, professore di Analisi dell’Opinione pubblica all’Università di Urbino, presente alla presentazione del rapporto: «L’immigrazione, per forza di cose, si e imposta all’attenzione dell’opinione pubblica. Perché e un tema reale, che e sempre lì, che incombe. Difficile tradurre, come in passato, questo tema in termini ideologici perché le immagini delle famiglie che procedono lungo le strade dei Balcani hanno prodotto pena e compassione, più che reazioni xenofobe. E hanno, semmai, sottolineato le difficoltà dell’Europa ad affermare il proprio progetto unitario».

Tv e Giornali. Tra accoglienza e allarmismo
A farla da padrone, tra le notizie sull’immigrazione in Italia, e stata la questione dell’accoglienza, che rappresenta una importante novità nell’anno 2015. Secondo le statistiche dell’associazione Carta di Roma, infatti, più della metà dei titoli analizzati sui quotidiani (55%) presenta riferimenti alla gestione degli arrivi dei migranti sulle nostre coste e nelle nostre città. Il tema e stato trattato sia in chiave politica che relativamente alle storie degli individui. Le notizie, inoltre, a differenza del passato, sono uscite dai nostri confini ed hanno riguardato fatti che avvenivano in altri paesi, dal muro in Ungheria alle colonne di persone bloccate alle frontiere.

Differenze si evincono dal rapporto su come le testate analizzate hanno affrontato il tema immigrazione. Il Giornale ad esempio, in più di un’occasione, ha problematizzato l’accoglienza dei migranti descrivendola come una minaccia per gli italiani e per la società. (“Macellai islamici” e “Li abbiamo in casa i macellai islamici” sono solo alcuni degli esempi più significativi).
Durante il 2015 si confermano alcuni elementi tipici nella narrazione dell’immigrazione sulla carta stampata ma, allo stesso tempo, si segnalano alcuni cambiamenti significativi rispetto al passato. Il ricorso a toni allarmistici e presente nel 47% dei casi e meno di 5 servizi su 10 hanno una lettura potenzialmente ansiogena. Il restante 53% si divide tra titoli rassicuranti e titoli neutrali, anche se solo l’Unità si segnala per una prevalenza di toni rassicuranti su quelli allarmistici: 42% contro 37%, una percentuale che cambia nettamente per il Giornale (9% contro 59%). Rispetto al passato, inoltre, la dimensione maggiormente ansiogena non si riferisce alla criminalità o alla cronaca nera (solo il 5,6% dei titoli, infatti, si rifanno a criminalità e sicurezza) ma agli sbarchi, ai racconti di un flusso descritto come inarrestabile e alla minaccia di attentati terroristici, fattore quest’ultimo, che entra prepotentemente nell’agenda della stampa del 2015.

Anche nei Tg l’accoglienza si trova in cima all’agenda (55%), seguita dalla cronaca degli sbarchi (24%) e da criminalità e sicurezza (23%). Quest’ultimo aspetto e presente soprattutto sulle reti Mediaset, in particolare su Tg4 e Studio Aperto. Tg5, i Tg Rai e TgLa7 hanno dedicato meno di 1/3 dell’attenzione a criminalità e sicurezza rispetto ai due Tg Mediaset.
In concomitanza di picchi di attenzione dovuti ad avvenimenti particolari, tuttavia, in tv il tono della comunicazione e diventato allarmistico e sensazionalistico, con immagini di degrado delle città per la concentrazione di migranti. Sia in tv che sulla stampa, ad ogni modo, il tono allarmistico ha fatto registrare un vero e proprio crollo in seguito alla pubblicazione della foto del piccolo Aylan, il bimbo siriano morto su una spiaggia in Turchia.

Buone e cattive azioni
Il rapporto Carta di Roma, infine, evidenzia alcuni esempi di cattive e buone pratiche nell’informazione (specie quella televisiva). Imprecisione e decontestualizzazione, l’uso di un tono emergenziale, il raffigurare gli immigrati come nemici alle porte e l’avvalersi della voce del popolo come fonte autorevole e a volte esclusiva dell’informazione figurano tra le cattive pratiche.
Quanto alle buone pratiche, il rapporto individua gli sforzi dei media nel contestualizzare una situazione al fine di migliorare l’apprendimento del pubblico, il raccogliere la voce di esperti e, infine, il tentativo di raccontare il fenomeno migratorio in maniera alternativa, sganciandosi dall’attualità della cronaca e allargando lo sguardo sulle storie e le testimonianze delle persone coinvolte.
«Spesso il racconto del fenomeno migratorio si distacca dal dovere professionale dei giornalisti di attenersi alla verità sostanziale dei fatti, senza veicolare pregiudizi – ha commentato il Presidente della Camera Laura Boldrini, attraverso un messaggio inviato agli organizzatori della presentazione – E in questi stereotipi che si sedimenta la politica della paura, dei messaggi xenofobi. Quello che all’estero verrebbe trattato come hate speech (discorsi d’odio) da noi viene considerato come esternazioni folcloristiche. Non può esserci parità tra razzismo e accoglienza, ma bisogna allargare – ha concluso la Boldrini – lo sguardo attraverso il racconto e le testimonianze».