Convegno alla Luiss
Le cause e le sfide del flusso migratorio globale. E le ricadute positive soprattutto per un’Europa a crescita demografica zero. Se n’è discusso all’Università Luiss di Roma.

«Oggi l’accoglienza non è un dovere ma un progetto per il nostro futuro», dice mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes. Una delle voci che hanno animato ieri a Roma, all’Università Luiss Guido Carli, un confronto pubblico su “Coesione sociale e integrazione culturale nel mondo che verrà”. Cooperanti e ambasciatori, uomini di Chiesa e manager, docenti universitari ed esperti hanno offerto ciascuno il proprio punto di vista. Partendo dalla dignità delle persone, ma anche dai dati economici.

Ecco allora i calcoli di Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager: «I migranti versano ogni anno all’Inps otto miliardi di euro e ne ricevono solo tre, garantendo dunque benefici e pensioni a tanti italiani». Dal Sahel, dal Corno d’Africa o dal Medio Oriente, nel nostro paese giungono lavoratori che contribuiscono in modo decisivo al welfare sanitario. Senza contare che, nonostante gli arrivi, da un punto di vista demografico il Vecchio continente resta a crescita zero. Parte dai numeri anche Giuseppe Di Taranto, ordinario di Storia economica alla Luiss: «Nel 2060 al ritmo attuale la popolazione attiva dell’Ue si sarà ridotta del 10 per cento e il numero dei pensionati sarà aumentato tra il 15 e il 30 per cento».

Secondo stime delle Nazioni Unite, nel 2013 i migranti nel mondo erano 232 milioni, circa il 3 per cento della popolazione planetaria. «Oggi siamo intorno ai 250 milioni ma non si può parlare né di “invasione” né di emergenza», commenta Antonio Ricci, del Centro studi e ricerche Idos: «Al contrario siamo di fronte a un fenomeno strutturale, causato anzitutto da povertà e squilibri economici, con l’un per cento della popolazione che detiene metà della ricchezza globale». Come si spiega allora l’avanzata di populismi e xenofobia dalla Francia alla Germania, confermata dalle elezioni nei Länder di domenica scorsa? «Il sonno della ragione genera mostri», risponde mons. Perego, citando Piero Calamandrei e accusando i media di alimentare «una gigantografia della paura».

In Europa richiedenti asilo e rifugiati sono in effetti circa un milione e 200mila a fronte di una popolazione superiore ai 550 milioni. Il rapporto è di due a mille. E il Libano allora, dove a causa dei conflitti in Siria e in Iraq è profugo uno su quattro? Più dei numeri, sottolineano alla Luiss, il problema è la cattiva politica che punta tutto su un malinteso concetto di sicurezza negando poi la sicurezza del lavoro, dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria. «Non si possono accogliere le persone senza ripensare i luoghi della città», sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, ricordando la vivacità dirompente dell’Isolotto, quartiere nato e cresciuto attorno a una scuola e ai suoi giardini nella Firenze di Giorgio La Pira.

Riflessioni, prospettive e spunti stimolati da Vises, ong per la cooperazione economica e sociale promotrice del confronto. Pronta ad avanzare proposte ma anche a porre interrogativi. A raccoglierli anche l’ambasciatore Andrea Meloni, esperienza diplomatica in paesi di storie migranti, dal Canada all’Argentina. Convinto che sia spesso difficile distinguere migranti economici e profughi ma che in ogni caso, a partire dall’Africa, lo strumento debba essere la politica: «È una sfida da affrontare ora perché la regione subsahariana è in forte crescita demografica e perché il jihadismo, all’origine di tanti conflitti, si attacca a situazioni locali differenti come un parassita».

Migranti giocano a calcio nel campo di Calais, in Francia. (Fonte: Zacharie Rabehi)